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Albenga, “Italianesi” apre la stagione di Kronoteatro

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Albenga. Si apre ufficialmente il 13 dicembre la stagione di teatro serale curata dalla compagnia Kronoteatro e sale l’attesa per l’evento d’apertura, chiamato ad inaugurare una ancor più ricca 7° edizione, saranno 11 quest’anno gli appuntamenti distribuiti lungo l’arco di sei mesi, è il bravissimo Saverio La Ruina. Già conosciuto ed apprezzato dal pubblico ingauno per l’intensità dei suoi lavori, salirà puntuale Venerdì alle ore 21 sul palco del Teatro Ambra con l’ultima produzione firmata Scena Verticale: Italianesi darà in questo modo avvio ad una stagione teatrale che si schiera senza paura “In Trincea!”, come recita il titolo della manifestazione, perché forte del sostegno e della partecipazione di spettatori pronti ad animarla con la propria curiosità e appassionata presenza, a giudicare dal più che soddisfacente riscontro ottenuto durante la campagna abbonamenti.

Resistere orgogliosamente ai venti di crisi quindi, rinnovando l’offerta e investendo al meglio il contributo della Compagnia di San Paolo, della Regione Liguria – Settore spettacolo e, si spera vista l’incognita commissariamento, del Comune di Albenga, oltre al patrocinio della Provincia di Savona.

Con questo monologo, che è valso a Saverio La Ruina il Premio Ubu come migliore attore italiano, si porta alla luce una storia sconosciuta ai più, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case: alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore.

Una vicenda che si sviluppa attraverso la vita di Tonino, un piccolo grande uomo, sarto 40enne, che dopo aver passato la maggior parte della vita in un campo di concentramento si ritrova, una volta libero, a confrontarsi con la speranza e il mito dell’Italia da sempre coltivato. E con l’incognita di un incontro con un padre mai conosciuto, riuscito a fuggire prima della repressione del regime, ma senza riuscire a portare con sé la propria famiglia.

La bellezza emerge dai gesti, dagli sguardi e da tutti quei semplici accorgimenti che La Ruina riesce a far risaltare grazie ad un’autentica forza interpretativa, capace di radicare nella verità un racconto che si eleva in questo modo a simbolo. Partendo sempre dal linguaggio, ma senza la difficoltà del dialetto che si poteva riscontrare nelle opere precedenti, l’autore calabrese misura con saggezza poesia e leggerezza, e ben presto ci si accorge che a commuovere non è tanto la vicenda in sé, quanto il modo in cui lui la espone, con toccante adesione, ma senza un briciolo di retorica.

Numerosi sono anche i riconoscimenti ottenuti dal testo, selezionato per il progetto Face à Face / Parole d’Italia per scene di Francia, è tra i finalisti al Premio Riccione per il Teatro, ottiene la nomination al Premio Ubu come “migliore testo italiano”, risulta vincitore del Premio Enriquez per la drammaturgia e si merita la menzione speciale al Premio Internazionale Teresa Pomodoro.

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