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Albenga, gioco d’azzardo e illecite scommesse sportive: 5 denunce e conti milionari all’estero

Albenga. E’ un settore caldo, con gravi ripercussioni sociali e verso cui la Guardia di Finanza di Albenga ha puntato l’obiettivo. Si tratta del gioco d’azzardo e delle illecite scommesse sportive che mietono vittime tra chi non resiste alla voglia di sfidare la sorte e, magari, incassare facile puntando sul “cavallo” giusto.

Partendo da periodici controlli di natura amministrativa, i finanzieri ingauni hanno scoperto veri e propri centri di raccolta scommesse illegali ad Albenga, Alassio, Ceriale e Loano. Si tratta di operatori economici, associati a bookmarkers esteri non autorizzati ad esercitare l’attività sul territorio nazionale che, contravvenendo alle norme vigenti, ricevevano dagli avventori scommesse su vari eventi sportivi, pagando anche ingenti vincite. Il tutto rigorosamente in contanti.

In questo modo i denunciati – e in particolare due di essi: G.P., 42 anni di Albenga, che vantava conti da capogiro sia in Italia che all’estero (a Malta in particolare), e il coetaneo L.C – si sono assicurati uno stile di vita ben più “alto” rispetto a quello dichiarato. La posizione degli altri tre è invece più lieve.

In pratica i due dichiaravano di fare solo da interfaccia ai bookmakers, incassando solo le provvigioni, mentre erano loro che materialmente raccoglievano le scommesse, assicurandosi entrate ben più alte (il gruppo ha sottratto al fisco italiano redditi imponibili per circa sei milioni di euro).

Nell’ambito dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro conti correnti, polizze assicurative, fondi di investimento, locali adibiti ad uso commerciale, autoveicoli e motoveicoli, per un valore complessivo di oltre 650.000 euro.

Fino a pochi mesi fa, per questo tipo di controlli, sussisteva un problema giuridico internazionale per la presenza di bookmakers stranieri che operano per concessione dei loro Paesi, e che, nonostanze il “cozzare” con la normativa italiana, potevano operare con controlli più soft (le leggi italiane, per questo tipo di attività, “pretendono” la concessione dei Monopoli di Stato e un’autorizzazione da parte del questore, necessaria dal momento che si tratta di attività in cui il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata è forte). Dopo una prima pronuncia della Corte di Giustizia europea, che sanciva l’esistenza di un normativa comunitaria che quindi aveva prevalenza su quella nostrana, nell’aprile 2013 si riconosce validità all’iter di autorizzazione previsto dal nostro Paese, permettendo così una capacità di manovra più ampia.

Le Fiamme Gialle hanno così operato all’interno dei due quadri normativi (pre e post pronunciamento della Corte di Giustizia europea) tentando di aggirare gli eventuali ostacoli affrontando il fenomeno dal punto di vista economico, accertando che questi soggetti, più che fare da interfaccia ai bookmakers, operavano come vere e proprie attività commerciali. Attraverso controlli bancari i finanzieri hanno accertato che i 5 non facevano da trait d’union con i bookmakers assicurandosi solo la relativa provvigione, ma raccoglievano materialmente le scommesse degli avventori, andandosi ad assicurare incassi illeciti ben più importanti.

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