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Viaggio nel mondo dello sport: il Savona Rugby foto

Savona. “Il rugby è un gioco primario: portare una palla nel cuore del territorio nemico. Ma è fondato su un principio assurdo, e meravigliosamente perverso: la palla la puoi passare solo all’indietro. Ne viene fuori un movimento paradossale, un continuo fare e disfare, con quella palla che vola continuamente all’indietro ma come una mosca chiusa in un treno in corsa: a furia di volare all’indietro arriva comunque alla stazione finale: un assurdo spettacolare”. Così, una ventina di anni fa, il noto scrittore Alessandro Baricco descrisse lo sport della palla ovale ed il suo fine ultimo: la meta.

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La parola meta, nella lingua italiana, indica uno scopo, un obiettivo, un luogo da raggiungere. Nel rugby la meta è posta oltre la linea di fondo del campo avversario e si marca arrivando ad appoggiarci il pallone. In Italia, secondo gli ultimi dati, sono circa 30 mila gli atleti che si allenano e faticano per portare la propria squadra al raggiungimento dell’ambita segnatura.

In provincia di Savona, chi vuol provare ad emulare le gesta di All Blacks, Wallabies, Springboks e, perché no, degli Azzurri, ha una meta ben precisa, dove potersi allenare: il campo della Fontanassa, sede del Savona Rugby.

Una società, come spiega Luca Porcile, direttore tecnico, “impegnata a confrontarsi a livello regionale con tutte le società liguri pari categoria. Ma che se la gioca in modo particolare nel settore giovanile, che è indubbiamente la nostra forza, perché tutto il lavoro che viene fatto dai vari allenatori e dai vari tecnici, soprattutto nelle scuole, porta un numero considerevole di ragazzi e ragazze sul campo”.

A Savona, quindi, il rugby è uno sport sia per gli adulti che, soprattutto, per i ragazzi. Ma anche per le ragazze. “Le ragazze sono la novità, da tre anni – spiega Porcile -. Hanno iniziato a fare la Coppa Italia, con Under 16 e Seniores. Sono dettami che ci ha dato anche la Federazione, cui cerchiamo di ottemperare. Siamo cresciuti basandoci sempre più sulle nostre forze e sul nostro vivaio, che ci dà tantissime soddisfazioni”.

Insomma, alla Fontanassa si può crescere giocando con la palla ovale. Il rugby di “primo momento”, ovvero quello delle più tenere età, è curato da un gruppo di allenatori che gestisce le diverse classi, anche se tutto parte da un progetto uniforme e comune. Gli Under 12 sono allenati da Riccardo Agneesens; gli Under 10 da Matteo Bonello, mentre gli Under 8 da Sara Essaber e Jennifer Piras.

Per quello che riguarda i numeri, i giovani savonesi che formano il “primo momento” contano una cinquantina di iscritti; l’Under 14 circa 25, l’Under 16 35, l’Under 18 25, i Seniores circa 40; la femminile conta circa 20 presenze. Quasi duecento, quindi, i praticanti effettivi.

“Un gruppo che va dagli 8 anni di età fino ai Seniores” sottolinea Fabio Rossi, allenatore dell’Under 14. In che modo il Savona Rugby cerca di attirare nuovi giocatori, in particolare le nuove leve? “Si possono appassionare venendo a vedere l’attività che viene svolta qui che, forse con un po’ di presunzione, possiamo definire socialmente valida, e provare a vedere se al ragazzo piace – spiega Rossi -. A tanti ragazzi di Savona piace, se piacesse a qualche ragazzo in più sarebbe un bene per tutti”.

Il presidente Dario Ermellino ribadisce l’importanza dell’attività giovanile, che il Savona Rugby ritiene fondamentale, in quanto “la filosofia sportiva che si cerca di sviluppare affonda le proprie radici alla base, cioè proprio a partire dai più giovani”. Per perseguire tale obiettivo gli allenatori del “primo momento” e altri collaboratori della società sono molto attivi nelle scuole, con le quali quest’anno hanno avuto la possibilità di organizzare il primo campionato tra enti scolastici; quattro comprensori di scuole elementari e medie si sfidano in un campionato savonese che serve come primo approccio all’attività sportiva sana per questi giovani. Un vivaio che, in aggiunta alla già folta sezione giovanile della società, formerà i futuri rugbisti biancorossi.

Negli ultimi anni, in particolare da quando, nel 2000, l’Italia è entrata a far parte del “Sei Nazioni”, il più importante torneo internazionale di rugby a 15 dell’emisfero settentrionale, la visibilità per questa disciplina è cresciuta anche nel nostro Paese. “L’approccio da parte dei savonesi è cambiato perché ora il rugby è più conosciuto e più visto – rimarca Porcile -. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di educare le mamme, le nonne e i genitori in genere al fatto che il rugby è uno sport di contatto ma gli infortuni sono a livello di qualsiasi altro sport di squadra. I ragazzi vengono preparati fisicamente e si cerca di fare un qualcosa che una volta era naturale, come sporcarsi o rotolarsi nel fango, che per alcuni di loro purtroppo è un’assoluta novità”.

Se i genitori più apprensivi temono che per il proprio figlio il rugby possa essere pericoloso, quindi, sbagliano, perché si tratta di un luogo comune, smentito da chi lo pratica. Lo conferma Fabio Rossi, che con i giovani ci lavora: “Il rugby è uno sport di contatto, che genera una collaborazione tra coloro che ci giocano. Si cerca di trasmettere il rispetto dell’avversario e delle regole nella maniera più sincera possibile. Qualche volta ci sono infortuni, ma tutti dettati da contatti con avversari o con il terreno che possono accadere”.

Le entrate pericolose sono punite dagli arbitri e il rugby è noto per la sportività che contraddistingue chi lo pratica. Uno sport giocato da “signori”, lontani da simulazioni e scenate che affliggono altre discipline.

Il rugby, inoltre, è celebre per il “terzo tempo”. La partita si svolge in due tempi da 40 minuti l’uno, poi, al termine, spesso accade che giocatori, allenatori e dirigenti, talvolta anche i tifosi, vivano insieme un momento conviviale, nel quale la squadra di casa offre agli ospiti bevande e non solo, per ritemprarsi.

Tornando alla realtà savonese, i dirigenti evidenziano come sia una disciplina alla portata di tutti, sul piano economico. “La politica del contenimento dei costi è uno dei nostri capisaldi – dice Luca Porcile -. Si cerca di far spendere il meno possibile ai ragazzi e si cerca di dare la possibilità di venire a giocare anche a coloro che economicamente sono in difficoltà. La società cerca di ammortizzare il tutto. Le trasferta non sono cortissime perché in provincia di Savona ci siamo solo noi, comunque è uno sport che si pratica con pochi soldi. Per lo meno, questo vale per l’atleta”.

Il complesso sportivo della Fontanassa è la sede degli allenamenti del Savona. “Lo utilizziamo in coabitazione con l’atletica – spiega Porcile -. Si cerca sempre di avere dei momenti della giornata dedicati, appunto perché i numeri sono diventati molto elevati, quindi si cerca di calibrarli bene, sia per l’uso del campo che per l’uso delle parti comuni come spogliatoi e piste”.

Per l’anno in corso la squadra Seniores, che milita in Serie C2, è allenata da Paul Chiru e Sebastiano Chizzali. La guida degli Under 18 è affidata ad Andrea Luvarà e Luca Ferrari; gli Under 16 hanno la direzione di Sara Essaber e Riccardo Ermellino; per gli Under 14 gli allenatori sono Fabio Rossi, Stefania Barisone ed Andrea Costantino.

Le due formazioni femminili, quest’anno riunite in un’unica squadra Seniores, sono affidate alla cura di Andrea Chiarini. Il tutto con la fondamentale collaborazione dei preparatori atletici Franco Molinari, Renzo Marchielli e Andrea Crepaldi.

A completare il quadro dirigenziale, oltre ai già citati Ermellino e Porcile, ci sono il presidente onorario Giuseppe Ciuti, il vicepresidente Alessandro Tobia e il direttore sportivo Mattia Basile.

La storia del Savona Rugby iniziò nell’inverno tra il 1983 e il 1984, con uno sparuto gruppo di ragazzi avvicinatisi allo sport della palla ovale grazie al professor D’Andrea, vecchia gloria dell’Aquila Rugby, docente di educazione fisica al Liceo Scientifico Grassi. Nel 1995 la società fu costretta ad uno stop, dato che i giocatori rimasti erano troppo pochi.

Nel 2003 uno storico amico della società, il professor Franco Molinari, portò i ragazzi dell’Itis Ferraris ai campionati studenteschi di Jesolo. Quella fiammella che per anni aveva covato sotto la cenere riprese vigore e l’attività del Savona ripartì con grande energia. La stessa energia che contraddistingue il gruppo attuale e che, considerato quanto stanno seminando dirigenti e tecnici, non potrà che garantire un futuro roseo al rugby savonese.

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