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“No a nuovi impianti inquinanti nel savonese”, interrogazione alla Ue

Val Bormida. “L’Ue impedisca la costruzione di nuovi impianti inquinanti in provincia di Savona che non farebbero altro che aggravare la già precaria condizione dell’aria”. Lo chiede con un’interrogazione alla Commissione europea Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo.

“Nella zona Bormida, che include i comuni di Altare, Carcare e Cairo Montenotte in provincia di Savona, i limiti imposti del valore medio giornaliero di PM10 dalla Direttiva 2008/50/CE Aria vengono violati da anni. L’eventuale entrata in funzione dei nuovi impianti inquinanti rischia di rendere l’aria ancor più irrespirabile di quanto non lo sia già”.

Zanoni chiede a Bruxelles che venga adoperato il “principio di precauzione” per quanto riguarda la qualità dell’aria della “zona Bormida IT0705” in provincia di Savona. Desta preoccupazione l’inquinamento atmosferico che risulterebbe dall’entrata in funzione di alcuni impianti recentemente approvati: una centrale cogenerativa a biomasse, una centrale termoelettrica a biogas, una cartiera e un impianto per la riattivazione di filtri ai carboni attivi esausti.

“Il rapporto Valutazione Annuale della Qualità dell’Aria 2011 dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (ARPAL) ha messo in rilievo come nella zona non vengano rispettati i limiti della Direttiva 2008/50/CE Aria dal 2006 per il valore medio giornaliero di PM10 e dal 2010 per il limite medio annuo di biossido di azoto. A questo proposito va ricordato che proprio per questo periodo, l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia UE a fine dicembre 2012 per violazione della Direttiva Aria per gli elevati livelli di PM10, mentre per gli ossidi di azoto la Commissione europea ha stabilito che la conformità al valore limite dovrà avvenire entro il 1° gennaio 2014”, afferma Zanoni.

“Visto che nella zona sono già in funzione tre vetrerie, una cokeria e un parco minerario aperto contenente mediamente 400.000 tonnellate di carbone, e visto il ritardo con il quale la Regione Liguria ha deliberato uno stralcio di piano per il risanamento della qualità dell’aria, mi sembra a dir poco azzardato avviare l’attività di nuovi impianti. Per questo mi è sembrato doveroso chiedere un parere tecnico della Commissione europea, sia per prevenire un ulteriore inquinamento dell’aria della zona che altre violazioni della direttiva Aria e le conseguenti sanzioni pecuniarie” conclude l’eurodeputato.

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