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Vertenza Cabur, sale la preoccupazione dei lavoratori: “L’azienda mantenga le promesse con investimenti e occupazione” foto

Altare. Si è svolta l’assemblea con i lavoratori della Cabur di Altare, dove è stata espressa forte preoccupazione sulle questioni relative agli investimenti e alla riorganizzazione che l’impresa ha ribadito nell’ultimo incontro all’Unione Industriali.

“Ci sono pochissimi investimenti nel 2013 e i pochi che si faranno sono tutti orientati verso soggetti esterni, per attività commerciali e di marketing che potrebbero essere eseguite da personale già occupato in azienda. L’unico vero investimento è quello relativo alla nuova linea di produzione dei morsetti che potrebbe essere fatto nella seconda metà del 2014, ma che ad oggi non è certo” afferma Andrea Pasa della Fiom Cgil.

“La direzione ci ha riconfermato il taglio del 30% del personale occupato oggi nello stabilimento di Altare, e per alcuni reparti addirittura il taglio del personale che arriva al 70-80%. Tra le altre cose andando a colpire reparti e funzioni che oggi sono d vitale importanza per il funzionamento dell’impresa stessa, magazzino, montaggi e ufficio tecnico”.

“E’ necessario che le istituzioni locali, a partire dalla Regione e dalla Provincia di Savona, intervengano in maniera sollecita nei confronti della proprietà Cabur, con l’obbiettivo di modificare il piano di riorganizzazione e di investimenti che ad oggi non possono essere accettati. I denari pubblici che le istituzioni hanno messo ha disposizione della Cabur nel 2005-2006 per il trasferimento, lo stabilimento e la messa in opera del sito (ex Rolam), oggi la stessa quantità economica dovrebbe essere messa sul piatto degli investimenti da parte della proprietà per la salvaguardia dell’intera occupazione oggi esistente ad Altare. Quello che non si può accettare è il fatto che la direzione aziendale non tenga minimamente conto di una possibile ripresa del settore, o di una positiva soluzione futura grazie agli investimenti che ci dice voler fare, ma continua a riproporci che comunque vada dovranno licenziare 33 persone” aggiunge l’esponente sindacale.

“I lavoratori e le lavoratrici riuniti in assemblea ci hanno dato il mandato per continuare la trattativa sulle due questioni degli investimenti e della riorganizzazione, tenendo conto che si dovrà discutere di ammortizzatori sociali per traguardare almeno i prossimi due anni in attesa della verifica da parte dell’impresa sulla fattibilità dell’investimento della nuova linea per la produzione di morsetti, dando priorità a strumenti di solidarietà come il contratto di solidarietà che prevedano comunque forme di rotazione e di integrazione salariale da parte dell’azienda”.

L’azienda lo scorso 17 settembre presso la sede della Regione Liguria a Genova si è impegnata a non depotenziare lo stabilimento di Altare, quindi non delocalizzare attività che attualmente si fanno in Valbormida, investire, produrre e progettare in loco eventuali nuovi prodotti e in ultimo l’impegno a ritirare i licenziamenti e a iniziare una discussione di strumenti alternativi quali la cassa integrazione straordinaria e i Contratti di Solidarietà”.

“E’ innegabile che qualsiasi tipo di strumento si deciderà di mettere in campo dovrà garantire una rotazione tra i lavoratori , una integrazione da parte dell’impresa e comunque strumenti che dovranno avere l’obbiettivo di mantenere il più alto possibile il numero degli occupati , evitando fin da subito il problema delle discriminazioni e ingiustizie varie al momento della compilazione delle liste di chi resta e di chi parte”.

“Nell’incontro del 30 settembre scorso – conclude – l’impresa si è impegnata a fornire alle Organizzazioni Sindacali il budget dei carichi di lavoro per ogni singolo reparto per l’anno 2014, informazioni necessarie per qualsiasi tipo di ragionamento relativo agli strumenti da utilizzare nei prossimi mesi, che inizieremo a valutare nel prossimo incontro calendarizzato per il prossimo 17 ottobre presso Confindustria Savona. A fronte di questa situazione e quello che potrebbe uscire dall’incontro del 17 ottobre, penso sia necessario che le Istituzioni fin da subito contattino la proprietà della Cabur per un confronto serrato sulle questioni occupazionali e la futura tenuta industriale dell’impresa stessa”.

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