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Trentenne stroncato da meningite fulminante, rinviata l’udienza preliminare: sei medici indagati

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Albenga. Si sarebbe dovuta celebrare questa mattina l’udienza preliminare per la morte di Luca Graziani, il papà albenganese di 33 anni stroncato nell’aprile del 2011 da una meningite fulminante di forma batterica. Questa mattina, a causa di un difetto di notifica, il procedimento è stato rinviato dal giudice Emilio Fois al prossimo 29 novembre. Sempre oggi è stata presentata la costituzione di parte civile dei parenti di Graziani.

Per questa vicenda sono indagati sei medici, tutti con l’accusa di omidicio colposo in concorso. Nel mirino della Procura sono finiti due medici del pronto soccorso di Albenga (R.G., 47 anni, e A. F., di 38, che hanno assistito Graziani al momento dell’ingresso nel nosocomio ingauno), un medico di guardia (A. F., di 40), gli anestesisti di turno quella notte (D. P., di 45, e G. F., di 53) ed il direttore del dipartimento emergenza (A. A., di 62).

Secondo il pm (l’indagine era stata condotta dal pm Giovanni Battista Ferro) i medici avrebbero dovuto rendersi conto della patologia che aveva colpito il trentenne albenganese. Dalle perizie di parte era emerso infatti che, dagli approfondimenti clinici effettuati su Graziani, poteva essere fatta una diagnosi corretta già nelle prime ore dopo il ricovero: gli esami del sangue evidenziavano – sempre secondo i periti – un aumento della leucocitosi neutrofila e delle glicemia, il paziente aveva problemi al seno mascellare destro e la tac aveva evidenziato un marcatissimo edema cerebrale. Tutti segnali che avrebbero dovuto far pensare alla meningite.

La Procura contesta anche ai medici di non aver eseguito la “rachicentesi”, ovvero una anche puntura lombare per poter estrarre il liquido cefalorachidiano (contenuto nel canale midollare della colonna vertebrale), un esame che avrebbe tolto ogni dubbio sulle condizioni di Graziani. Solo al Santa Corona, dove il paziente venne trasferito su richiesta del padre, i medici avevano centrato la diagnosi ed iniziato la terapia corretta, ma ormai era tardi.

Quella del trentenne – secondo la ricostruzione degli inquirenti – era stata una vera e propria odissea: alle 18,30 del 19 aprile arrivò al pronto soccorso dell’ospedale di Albengae solo alle 12,30 del giorno dopo, quando venne trasferito al Santa Corona, iniziò la terapia. Il 22 aprile Graziani era deceduto. Da subito la famiglia del paziente aveva denunciato che in tutte le ore in cui Graziani era rimasto nel nosocomio albenganese non era stato sottoposto a cure specifiche per la sua patologia.

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