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Ricettazione di opere d’arte di Warhol, Morandi e Balthus, in 5 a giudizio: processo rinviato foto

Savona. E’ stato rinviato per l’impedimento di uno dei difensori degli imputati il processo per il caso delle opere d’arte ritrovate nel giugno 2011 nascoste in un container all’interno di un cantiere edile a Campochiesa. Una vicenda per la quale, con l’accusa a vario titolo ed in concorso di ricettazione sono a giudizio Alessandro Silvio Silverio, alessandrino ma residente a Varazze, Fabio Fioravanti, Luciano Gatti, Rodica Ilie e Fabrizio Fossati. Il processo per loro, questa mattina, è stato rinviato al prossimo 18 novembre.

Erano ben 11 i quadri contemporanei, del valore (approssimativo) di 2,5 milioni di euro, che erano stati rinvenuti dai carabinieri nel container di Campochiesa. Si trattava di cinque dipinti del pittore Giorgio Morandi, raffiguranti nature morte con bottiglie, vasi e bicchieri; di due lavori di Andy Warhol raffiguranti “Mao”; un dipinto con soggetto astratto di Fernand Leger; un dipinto con soggetto astratto di Virginio Ghiringhelli; un dipinto raffigurante una giovane donna di Balthus e due dipinti etnici (India e Giappone) risalenti al XIX secolo. Opere di grandissimo valore che erano state trafugate da una casa privata di Montecarlo mentre la la proprietaria, una collezionista con un passato da gallerista, era in viaggio all’estero.

Secondo l’accusa (l’indagine era stata condotta dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Monza, con i colleghi dell’Arma di Imperia, coordinati dal pm Giovanni Battista Ferro) Gatti avrebbe accompagnato Fioravanti in un sopralluogo, prima dell’intrusione, fornendo informazioni sull’assenza di sistemi d’allarme o videosorveglianza. Fossati avrebbe invece consegnato a Fioravanti un supporto informatico, una pen drive, con foto di altre opere d’arte sottratte nello stesso luogo. Ad Alessandro Silvio Silverio, titolare di una società di rappresentanze commerciali, viene contestato l’occultamento nel container di Albenga, in mezzo a creme e scatoloni.

Silverio, assistito dall’avvocato Manduca, si è sempre difeso sostenendo di essere estraneo ai fatti “in quanto quelle opere d’arte ci erano state affidate per essere vendute, ma non conoscendone nè il valore nè l’autenticità tanto che ci eravamo rivolti a galleristi e professionisti del settore per farle valutare. Non immaginavamo certo che si trattasse di capolavori e per lo più di provenienza illecita”.

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