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Processo per la morte di Maurizio Piombo, il perito del giudice: “Codice verde era coerente con le sue condizioni”

Albisola Superiore. E’ ripreso questa mattina, con l’audizione del consulente nominato dal giudice Francesco Meloni il processo per la morte di Maurizio Piombo, l’amministratore condominiale di 30 anni, residente ad Albisola, stroncato nell’aprile del 2010 da un’embolia polmonare. Un’audizione che potrebbe aver segnato un punto a favore degli imputati, il medico Alessandro Barraco e l’infermiere Valter Ghigliazza.

Medico ed infermiere, che erano in servizio al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Savona e si occuparono del paziente, devono rispondere entrambi dell’accusa di omicidio colposo. Secondo il consulente della difesa, il medico legale Yao Chen, Valter Ghigliazza quando si occupò del triage del paziente assegnò un codice, quello verde, coerente con le condizioni di Piombo che lamentava “vertigini”. “Anche se fosse stata diagnosticata una sincope – ha precisato il perito – il codice da assegnare sarebbe stato il verde”.

Per quanto riguarda la posizione del medico la perizia arriva alla conclusione che “non ci sia nesso di causalità tra il comportamento del dottor Barraco e la morte del paziente”. Il consulente ha anche rilevato che il medico avrebbe potuto disporre ulteriori esami diagnostici, in particolare un elettrocardiogramma, ma ha precisato che, in quel momento, ci sarebbe comunque stata un’altissima probabilità che avesse un esito negativo.

Maurizio Piombo si era sentito male il 28 aprile del 2010, accusando forti dolori al torace, ma una volta portato dall’ambulanza in ospedale, secondo l’accusa, è stata effettuata una errata valutazione medica relativa ai parametri di saturazione (durante il trasporto in ospedale era già stato somministrato ossigeno al paziente) con conseguente “diagnosi di sincope erronea”. Piombo era quindi stato dimesso dal nosocomio senza alcuna terapia o prescrizione per ulteriori accertamenti e due giorni dopo morì per un arresto cardiocircolatorio.

L’inchiesta sulla morte del trentenne, condotta dal pm Giovanni Battista Ferro, era stata avviata da un esposto presentato alla Procura dal legale della famiglia (i genitori si sono costituiti parte civile nel processo assistiti dagli avvocati Crivelli e Barbero). L’apertura di un fascicolo aveva portato alla riesumazione della salma e all’autopsia svolta dalla dottoressa Maria Lucrezia Mazzarella. Prossima udienza del processo il 27 gennaio.

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