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Point of care all’ospedale di Albenga, botta e risposta tra Melgrati e Montaldo in Consiglio regionale

Albenga. Nel corso del Consiglio regionale Marco Melgrati (Pdl) ha illustrato due interrogazioni sul “Point of Care Testing” dell’ospedale di Albenga e sulla refertazione dei risultati degli esami clinici. Nella prima ha chiesto che quest’attività sia riservata ai tecnici di laboratorio. Melgrati ha domandato se è vero che un’eventuale indennità doverosamente garantita al personale infermieristico vanificherebbe il risparmio per il non utilizzo di tecnici di laboratorio e se non sarebbe meglio mantenere la reperibilità notturna del dirigente medico e il turno di notte del tecnico di laboratorio.

Melgrati ha sottolineato che il personale medico e paramedico è estremamente preoccupato per l’introduzione delle apparecchiature “automatiche” per le analisi del sangue “Point of Care” recentemente acquistate dal Direttore Generale dell’Asl 2: “Soprattutto nel Punto di primo intervento, il ricorso a queste “macchinette” distrarrà dal loro lavoro gli infermieri, che sono in numero già limitato soprattutto di notte. – ha detto Melgrati – Fra il personale c’è viva preoccupazione: si pensa che quello che ora viene fatto nel Punto di primo intervento verrà esteso a tutti i reparti, con la soppressione del laboratorio di analisi dell’ospedale di Albenga, centralizzando a Savona o Pietra Ligure tale servizio. Ciò mette in agitazione il personale medico e paramedico dell’ospedale. Le nuove macchinette, costate 120 mila euro, rispetto a quelle sostituite due anni fa, sembra siano cambiate soltanto nel loro dimensionamento adatto a grossi volumi di lavoro mentre le caratteristiche e l’accuratezza dell’esame sono le stesse di quelle vecchie, le quali avrebbero potuto tranquillamente essere mantenute. Ora i medici refertano in giornata, al massimo il giorno dopo e, se gli esami verranno fatti a Pietra Ligure o addirittura a Savona, i tempi di responso saranno sicuramente maggiori”.

Melgrati ha sottolineato che un ospedale non può fare a meno del proprio laboratorio: “E se Albenga è ancora un ospedale, credo che l’automazione sia da moderare e contenere lasciando agli appassionati di informatica margini di azione che non sconfinino in settori così delicati come quello della sanità ospedaliera e dell’organizzazione”. Melgrati ha poi chiesto se i macchinari del laboratorio fossero realmente da sostituire; come saranno ammortizzati i soldi spesi per il loro acquisto; di quanto aumenteranno i tempi di risposta ad un esame nel caso di trasferimento degli esami in altra sede.

Nella seconda interrogazione Melgrati ha spiegato: «In tutta Italia a seguito dei ricorsi delle associazioni di categoria del personale paramedico, fioccano le sentenze che impongono alle Asl di far esaminare i risultati dei test sul sangue, eseguiti dalla strumentazione denominata POCT, “Point of Care Testing” esclusivamente da tecnici di laboratorio, e non da personale infermieristico. Questo a seguito di una sentenza del Tribunale di Montepulciano, poi fatta propria dal Giudice del Lavoro, il quale ha stabilito che l’attività collegata al sistema sperimentale POCT è riservata al tecnico di laboratorio e non eseguibile da un infermiere. Dopo una sentenza del Tribunale di Latina del marzo 2010, diversi tribunali, oltre a riconoscere l’obbligo esclusivo delle analisi dei risultati ai tecnici di laboratorio, hanno riconosciuto, per il periodo precedente alle sentenze, un’indennità agli infermieri che hanno effettuato tale lavoro. Indennità che finirebbe per vanificare il risparmio. Le sentenze vanno applicate sempre e non solo, come chiede la sinistra, quando riguardano il leader nazionale del Pdl. E’ meglio quindi constatare che per ragioni di rispetto della legge e di economicità è più conveniente ed opportuno riservare l’utilizzo del POCT ai tecnici di laboratorio e non al personale infermieristico”.

Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo. “Il consigliere ha ascoltato molto bene le rimostranze dei tecnici che resistono alle innovazioni dimenticando le ragioni che portano a modernizzare il modo di lavorare e a risparmiare risorse pubbliche. Si tratta di posizioni frutto della difesa di abitudini consolidate e anche di migliori condizioni economiche ottenute grazie al moltiplicarsi dei turni. Credo però che il sistema sanitario sia andato per troppo tempo dietro a singole esigenze tralasciando l’interesse generale. Continuando così si sarebbe obbligati a risparmiare su cose necessarie e servizi indispensabili per finanziare attività ormai superate dalle nuove tecnologie. In diversi ospedali abbiamo sostituito la presenza dei tecnici di laboratorio con i Point of care dimostrando che sono strumenti assolutamente gestibili dal personale infermieristico opportunamente formato. Dobbiamo lasciare quindi alla trattativa sindacale il rapporto fra questi lavoratori e il sistema sanitario. Si tratta di scelte assolutamente legittime: le sentenze vanno lette attentamente e collocate nel contesto concreto in cui si opera, tant’è che la Regione Piemonte ha specificatamente previsto l’utilizzo delle apparecchiature anche a cura degli infermieri. In ogni caso non possono inficiare l’impiego di nuove tecnologie che portino innovazione e risparmi. Quelle che il capogruppo Pdl Melgrati chiama macchinette sono strumenti molto avanzati che riescono a dare risposte immediate con una procedura più semplice e snella del ricorso al laboratorio. Abbiamo speso 120 mila euro ma si tratta di una spesa fatta una volta per tutte che porta a risparmiare molti turni di laboratorio. Quest’ultimo per altro resta aperto dalle 7 di mattina alle 21. Del resto l’attività di Point of Care Testing è operativa già da tempo presso il punto di primo intervento dell’Ospedale di Cairo Montenotte e con ottimi risultati. Analogamente per l’Ospedale di Albenga si è provveduto ad allestire un Poct avendo contestualmente informato il personale e le organizzazioni sindacali del comparto. Tenuto conto che le richieste di interventi notturni sono limitate (massimo 2 per notte) non è giustificata la necessità di mantenere la reperibilità del tecnico di laboratorio. Per quanto riguarda i tempi di refertazione, la Asl 2 comunica che non si sono affatto allungati: un efficiente servizio di mobilizzazione dei campioni ha consentito, anzi, di abbreviarli consentendo inoltre a tutta l’utenza dell’Asl di accedere all’intero pannello di esami disponibili in Azienda indipendentemente dal punto di prelievo territoriale di accesso al servizio. Dobbiamo insistere nell’innovazione e nella concentrazione. Del resto la concentrazione dei laboratori sta andando avanti anche a Genova dove prima avevamo un laboratorio per ogni ospedale e oggi ci stiamo orientando verso un’unica struttura”.

Marco Melgrati ha ribattuto: “L’assessore vede il bicchiere mezzo pieno, peccato che il personale e i pazienti hanno una sensazione opposta. E poi il tribunale di Montepulciano ha sentenziato che l’utilizzo dell’apparecchiatura è riservata al tecnico di laboratorio. E le sentenze si rispettano o la sinistra vuole che le rispetti solo il leader del Pdl? Anche sulla questione dei tempi ci sarebbe da obiettare: se l’infermiere svolge queste analisi, che spesso devono essere rifatte più di una volta, non svolge il suo lavoro, viene distratto dalla sua propria funzione: l’assistenza ai malati che si rivolgono a Punto di primo intervento”.

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