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Nel savonese 95.000 pensionati, scatta adeguamento al costo della vita. Giacobbe (Pd): “Si salva potere d’acquisto”

Savona. “Da gennaio riprenderà a funzionare, per tutti i pensionati, l’adeguamento delle pensioni all’aumento del costo della vita, salvo che per le quote che superino i 2.973 euro lordi. Lo ha confermato il ministro Giovannini alla Commissione lavoro della Camera. In questi due anni solo le pensioni di importo inferiore a tre volte il minimo (circa 1.200 euro lordi) sono state adeguate all’inflazione, quelle superiori non hanno avuto alcuna rivalutazione”. Così in una nota la deputato Pd del savonese Anna Giacobbe.

Dal “Casellario centrale dei pensionati”, aggiornato al 2011, risulta che i pensionati a Savona sono poco più di 95.000. L’Inps ha in pagamento (dati 2013) 103.721 pensioni, alle quali si aggiungono quelle del pubblico impiego e di altre categorie. Ciascun pensionato o pensionata può aver più di una pensione (una diretta e una di reversibilità, oppure di invalidità, ecc.). Il meccanismo di adeguamento all’aumento del costo della vita agisce sul complesso dei trattamenti percepiti. I pensionati con trattamenti superiori a 3.000 euro lordi, in provincia di Savona, sono circa 4.500.

“Con il 2014, in ciascuna pensione la quota sino a 1.486 euro sarà rivalutata al 100%, gli ulteriori 990 euro al 90%, e le quote tra 2477 e 2973 al 75% dell’aumento del costo vita, calcolato secondo uno degli indici dell’Istat. Per fare qualche ipotesi, se l’inflazione sarà stimata, come sembrerebbe, all’1,3%, i circa trentamila pensionati savonesi che hanno una pensione netta superiore ai 1200 euro, avranno aumenti tra i 20 e il 35 euro al mese (260/450 euro all’anno). Se l’inflazione sarà più alta, questi importi saranno maggiori” afferma ancora la Giacobbe.

“Si tratta di cifre contenute, con inflazione bassa; ma è molto importante che riprenda a funzionare un meccanismo che tutela, almeno in parte, il valore reale delle pensioni. Si tratta, come è evidente, non di pensioni d’oro. Per la gran parte sono pensioni frutto di contributi “veri”, di lavoratori dipendenti che hanno lavorato una vita. La perdita, in questi due anni di blocco della perequazione automatica, è stata significativa, anche perché l’inflazione è stata più alta (2,8-3%); sono stati comunque tutelati oltre i due terzi dei pensionati, quelli con le pensioni più basse. Ricordo che tra questi ci sono soprattutto le donne che hanno pensioni medie significativamente inferiori a quelle degli uomini”.

“La ripresa economica si fonda anche sul rilancio dei consumi e la tutela del potere d’acquisto di questa parte di popolazione è essenziale anche per questo. Lo sblocco della perequazione automatica delle pensioni è una scelta importante e segna un passo fuori dalla stagione dell’austerità” conclude la deputata del Pd.

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