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Negozio intestato a 60enne interdetta legalmente: due condanne per circonvenzione d’incapace

Savona. Due condanne per circonvenzione d’incapace per una vicenda che ruota intorno alla cessione di un negozio di abbigliamento di Borghetto. A giudizio c’erano Roberto Caudullo, 56 anni, difeso dall’avvocato Flavio Opizzo, e Arturo Borrione, 67 anni, avvocato Andrea Argenta, che sono stati condannati rispettivamente a tre anni di reclusione e mille euro di multa e a due anni e 700 euro (al secondo sono infatti state riconosciute le generiche).

Secondo l’accusa gli imputati avevano raggirato una sessantenne, interdetta legalmente, intestandole il negozio di abbigliamento “Mode” di Borghetto, usandola di fatto come “testa di legno”. La signora, S.V., oggi deceduta e che all’epoca era ospite della residenza protetta “San Nicolò e Giuseppe” di Albisola, era diventata proprietaria dell’esercizio commerciale nel 2008 con tanto di scrittura privata stipulata davanti al notaio Gasparini di Pietra. Dopo quell’atto era poi stata denunciata per truffa dalla vecchia titolare, che si era vista tornare indietro diversi assegni che le erano stati dati a garanzia del passaggio di proprietà. Nel frattempo infatti l’amministratrice di sostegno di S.V. aveva bloccato le ultime operazioni bancarie disposte dalla signora.

Caudullo era accusato di essere l’”ideatore e artefice dell’operazione” mentre Borrione avrebbe tenuto i contatti per la pratica di cessione del negozio. La vicenda era stata scoperta quasi per caso quando l’amministratore di sostegno aveva ricevuto dal notaio una parcella per la scrittura privata di cessione del negozio, firmata nell’aprile del 2008 quando S.V. era già stata interdetta da una ventina di giorni. Da successive indagini si era scoperto che alla donna era stata intestata questa ed un’altra attività economica – a Vado Ligure – e che c’erano in sospeso assegni e altre questioni (per questi aspetti sono in corso anche della cause civili).

Questa mattina il difensore di Caudullo, l’avvocato Opizzo, nella sua arringa, ha sostenuto che nel procedimento mancassero i requisiti per contestare la circonvenzione d’incapace. Secondo il legale infatti il suo assistito non era a conoscenza del fatto che l’anziana fosse interdetta. “Nemmeno il notaio aveva rilevato deficit cognitivi da parte della signora il giorno della firma della cessione del negozio” ha sottolineato il difensore. Il legale di Borrione ha invece sottolineato che il suo cliente non aveva alcun ruolo nella vicenda. Il giudice però non ha accolto queste tesi condannando entrambi gli imputati (il pm aveva chiesto per loro due anni e sei mesi di reclusione).

Commenti

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  1. Scritto da robertino

    e inutile e proprio vero che chi e innocente e dentro e chi fa un reato vero e proprio e fuori ecco perche ci vuole un ammnistia per poter dare agio a chi e dentro nelle carceri per i sbagli che delle volte fanno i giudici