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Mensopoli, la sentenza di assoluzione in Cassazione per Profiti potrebbe dare una svolta al processo savonese

Savona. Una sentenza della Cassazione potrebbe cambiare il destino del processo savonese sul caso “mensopoli” nel quale sono a giudizio Alfonso Di Donato e Antonella Calò, rispettivamente ex dirigente e funzionaria dell’Asl 2 savonese (all’epoca dei fatti responsabile del settore appalti, ora dirigente del settore gestione privacy).

Il verdetto in questione è quello con cui in terzo grado è stato assolto definitivamente Giuseppe Profiti, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma ed ex dirigente della Regione Liguria, che invece era stato condannato in primo grado, il 28 aprile 2010, e in Appello, il 3 giugno 2011, a sei mesi per concorso in turbativa d’asta nell’inchiesta sulle presunte tangenti per gli appalti delle mense ospedaliere. Questa mattina uno dei difensori, l’avvocato Fausto Mazzitelli, ha prodotto la sentenza affinché venisse acquisita dal tribunale. Alla luce della documentazione prodotta il giudice ha rinviato il processo al prossimo 13 gennaio senza proseguire con l’istruttoria (questa mattina era prevista l’audizione di alcuni testimoni, tutti presenti in aula). La difesa ritiene importante il pronunciamento della Cassazione perché precisa che quanto successo dopo l’assegnazione del gara “non è penalmente rilevante”. Il processo savonese di mensopoli ruota proprio intorno a quanto successo dopo quel momento e, di conseguenza, alla luce della sentenza di terzo grado per Profiti, le accuse potrebbero anche cadere.

Il rinvio a giudizio per Calò e Di Donato ha preso le mosse dall’inchiesta sul giro di tangenti e favori intorno alle mense scolastiche genovesi e quelle ospedaliere dell’azienda sanitaria savonese. L’inchiesta della Procura ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’assegnazione del servizio ristorazione da 14 milioni alla “Alessio Carni” di Caresanablot (Vercelli), con una delibera poi annullata dal Tar su ricorso della “Pedus Dussman Service srl”.

La difesa ha sempre sostenuto che le intercettazioni riguardanti i due dirigenti dell’Asl savonese siano post-assegnazione e quindi che non possano essere considerate una prova di una turbativa d’asta visto che la gara era già conclusa. A sostegno di questa tesi ora sembra esserci anche la sentenza della Cassazione sul filone genovese del processo.

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