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Maestra a giudizio per maltrattamenti agli alunni, sentite altre tre mamme: “Mio figlio le corre ancora incontro”

Noli. Nuova sfilata di testimoni nel processo che vede a giudizio la maestra di Noli Rosemma Testa, accusata di maltrattamenti verso i suoi piccoli alunni. Stamattina in tribunale sono state ascoltate tre mamme di ex alunni dell’imputata che, come già avevano fatto altri genitori, hanno escluso che i loro figli abbiano mai ricevuto trattamenti non adeguati dalla docente.

Secondo l’accusa (come denunciato da tre mamme che si erano rivolte ai carabinieri), la maestra avrebbe avuto invece dei comportamenti poco ortodossi e atteggiamenti autoritari verso gli alunni dell’Istituto. Episodi tutti risalenti al periodo tra il 2007 e il 2010 ed alcuni dei quali ripresi con delle micro camere installate dai carabinieri nella scuola. Durante le indagini i militari avevano ascoltato genitori e personale dell’asilo per capire se effettivamente nell’Istituto, il “De Ferrari” di Noli, avvenissero episodi di violenza: dalle deposizioni gli investigatori avevano ritenuto di trovare conferme ai sospetti. Oggi, in aula, i testimoni hanno parlato di rapporto sereno tra i bimbi e l’imputata. “Quando mio figlio la incontra per strada ancora adesso gli butta le braccia intorno al collo” ha raccontato una delle mamme.

Il processo è stato poi rinviato al prossimo 10 aprile quando in aula saranno visionati i filmati che riprenderebbero i comportamenti violenti della docente. Gesti che l’imputata, ascoltata nella scorsa udienza, aveva spiegato così: “Ricordo bene uno di quegli episodi perché mi ha colpito e avevo anche telefonato ai genitori per parlargliene. Ho appoggiato la mano tra i capelli del bimbo per accompagnarlo in castigo, ma non l’ho tirato enon è stato un gesto violento. Ho dovuto reagire così perché stava facendo male agli altri bambini. Per la sua età era un bimbo più grande degli altri e certe volte usava le mani per farsi valere. Quando l’ho accompaganto lui poi non ha pianto ed è rimasto in castigo qualche minuto, ma la questione si è chiusa lì”.

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