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Lettere al direttore

“Il male oscuro dei socialisti savonesi”

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Sembra quasi che i socialisti savonesi, nello specifico il PSI, godano da matti a martellarsi le palle, evidentemente un piacere sconosciuto a noi compagni normalmente virili e probabilmente meno raffinati. Non conosciamo, e sarebbe oltremodo interessante quanto correttamente dovuto, le ragioni per le quali Pietro Licalzi ha rassegnato bruscamente le dimissioni da segretario provinciale PSI Savona e oltre tutto, come riferito da alcuni blog locali, traslocato nel PD.

A nostro parere, ripercorrendo le vicende di questi ultimi vent’anni del PSI savonese, un remake noioso e ripetitivo, ovviamente scherzando e ridendo (lo specifichiamo per chi non intende o è permaloso per dna), quindi senza alcunchè di malevolo, sarebbe opportuno una visita specialistica antropologica, sociologica e magari anche psichiatrica, oppure in alternativa un salto a Lourdes.

E’ già difficile essere socialisti, oggi, nel conclave della politica inquinata italiana, essere poi socialiti savonesi è come configurarsi dei peones. Eppure, come dice Sergio Altamura, voce storica, anche lui transfugo con un numeroso gruppo di compagni dal PSI, confluiti in ‘Futuro è Socialismo’, a Savona i socialisti ci sono è il partito che è assente; in effetti è così, nell’attuale concreto, con risorse economiche al lumicino, senza più una sede operativa se pure momentaneamente, senza un programma e una strategia nell’immediato, nessuno entusiamo e visione del futuro.

Solo, e sempre, ‘i soliti quattro dell’Ave Maria’, abbarbicati alle loro scrivanie e il cui perimetro è l’unico orizzonte, oltre, il nulla e il disinteresse. Con Pietro Licalzi, e qualche altro giovane non ancora totalmente telecomandato, ci si era illusi di uscire dalle catacombe cercando di voltare pagina riproponendosi in modo adeguato ai tempi di oggi: evidentemente è mancata la voglia, la capacità di una analisi critica approfondita.

L’imminente congresso provinciale, da convocarsi per fine ottobre primi novembre, al momento è stato congelato a data da destinarsi, come le triglie in frigo, vedremo se al momento della frittura, oltre all’appetito, ci sarà anche e sopratutto chiarezza e coraggiose scelte, non la solita manfrina volta a resuscitare personaggi facenti ormai parte, volenti o non, del museo delle cere, illusioni e rimembranze capaci soltanto di accelerare la fine irreversibile del partito: quei pochi compagni rimasti, ancor malati o allocati, fuggirebbero a gambe levate.

Comunque, in questo bailame politico italiano, in questa decadenza morale nella quale si sta consumando barbaramente una Repubblica, dove una casta ingorda è incapace prova disperatamente a sopravvivere a se stessa aggrappandosi agli ultimi vagiti, il PSI è l’unico partito con una valenza storica credibile: al di là di ‘tangentopoli’ (oggi oppurato come una finta soluzione mediatica giudiziaria appoggiata dal partito dei post comunisti) in ogni caso meno grave di quanto ogni giorno si palesa e siamo costretti a subire da una parte inetta e trasbordante dell’attuale classe politica.

Già Lenin diceva che ‘di valido resta solo il socialismo con il suo riformismo dinamico’. A questo punto non resta che sperare in un sussulto delle coscienze per porre termine all’odioso giochetto di ‘far finta di voler cambiare per poi nulla cambiare’.

Solo così il socialismo, i socialisti savonesi, potranno erigersi a forza democratica liberale, credibile e rispettata: se ciò non avverrà, se ancora continueremo a far prevalere i particolarismi, i vecchi sortefugi, ebbene, allora rassegniamoci ad essere vassalli di falsi amici e sopratutto veri nemici.

Gianni Gigliotti, presidente Azione Riformista – l’Europa dei Cittadini

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