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Il business della cremazione tra Savona e Albenga, Vaggi (Ata): “Nessuna concorrenza, domanda sempre in crescita”

Savona/Albenga. Il mercato più ambito del Savonese sembra essere quello dell’Aldilà, con una “guerra” intrapresa tra il capoluogo di provincia e Albenga sulle strutture da aggiudicarsi per accogliere gli ospiti che non ci sono più. Stiamo parlando della questione forno crematorio e dei progetti che, in territorio ingauno, vedono coinvolti i privati mentre sotto la Torretta verrebbero realizzati con soldi pubblici.

Mentre più a ponente il dibattito è aperto ed è nato perfino un comitato “contro”, è notizia dello scorso 29 settembre che il Consiglio comunale savonese ha approvato la pratica sull’affidamento del servizio di cremazione ad Ata SpA, per la gestione degli impianti esistenti e la realizzazione del nuovo polo della cremazione. Pochi giorni dopo gli assessori Lirosi e Martino hanno presentato il progetto preliminare, che prevede un impianto moderno con una “sala commiato” per l’ultimo saluto dei dolenti, in un complesso che avrà in funzione due forni ad altissima potenzialità, capaci di 6.000 interventi all’anno. In sintesi, Savona avrà dunque la sua nuova struttura entro 18 mesi, con un costo di 1,9 milioni di euro.

Questo senza coinvolgere i privati che, al contrario, ad Albenga la fanno da padroni, facendo storcere il naso al comitato sorto a Leca d’Albenga, frazione che ospita il cimitero e, dunque, l’eventuale struttura tanto contestata. Tra le altre cose, il comitato mette in dubbio la necessità di costruire qui un forno dal momento che Savona ne sta per realizzare un altro; dall’altro, ci si potrebbe chiedere se a Savona sia auspicabile spendere soldi pubblici per una struttura che, a pochi chilometri, potrebbe avere un gemello che vede direttamente coinvolte le pompe funebri del territorio e non, che quindi saranno portate a privilegiare il forno albenganese.

“Ata sta predisponendo i bandi di gara per la realizzazione di quest’opera e accederà a finanziamenti da parte delle banche: se queste vorranno concederli a un’azienda pubblica come la nostra sarà perché il piano di impresa regge – commenta il presidente Ata, Sara Vaggi – Non mi pongo il problema con un’eventuale concorrenza con Albenga dal momento che i dati dimostrano che quello della cremazione sia un servizio sempre più richiesto e che questo progetto, ripeto, si basa su un piano di impresa convincente”.

I dati parlano di un trend che va dal +1% al +1,5% annuo delle cremazioni nella città di Savona. Il progetto del forno crematorio, qui, è legato a quello del parcheggio del Sacro Cuore (il bando prevede che il vincitore della gara d’appalto, e dunque il nuovo proprietario dei 62 box coperti si impegni a costruire il nuovo impianto per la cremazione; Ata fungerà da intermediario, coprendo i costi di acquisizione e di automatizzazione della struttura, versando al Comune un totale di circa 300mila euro; il soggetto che acquisterà i box si impegnerà dunque a sostenere le spese per la costruzione del forno crematorio entro il 2014, per un costo di poco inferiore ai 2 milioni di euro).

Oggi la richiesta viene soddisfatta da Genova per il levante savonese, Bra per il ponente savonese mentre gli imperiesi guardano oltre confine. Solo i residenti a Savona e i nati nel capoluogo possono usufruire del forno presso il cimitero savonese.

Commenti

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  1. Scritto da _________

    Per la Redazione
    Tra 18 mesi a Savona ci sarà un complesso che avrà in funzione due forni ad altissima potenzialità, capaci di 6.000 interventi all’anno. Per capire se è proprio necessario costruire una struttura anche ad Albenga, si può sapere ad oggi quanti sono, in provincia di Savona, coloro che ogni anno si fanno cremare?
    grazie