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Export manifatturiero, la Liguria maglia nera: a Savona calo del 9,7%

Liguria. Per il primo anno dall’inizio della crisi calano le esportazioni del manifatturiero ligure. La diminuzione registrata nel primo semestre del 2013 è netta: -16,7% rispetto allo stesso periodo del 2012, il dato peggiore a livello nazionale e in controtendenza con la media del Paese che, al contrario, registra una lieve crescita (+0,4%).

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, il valore dell’export del “made in Liguria” è passato dai 2,9 miliardi di euro del primo semestre 2012 ai 2,4 dei primi sei mesi del 2013, per una differenza di 495 milioni di euro.

“Le cause di questo preoccupante scenario – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – sono imputabili, oltre alla recessione ormai endemica, anche alle crisi industriali dei colossi del manifatturiero presenti sul territorio ligure. In primis, l’Ilva di Cornigliano e Fincantieri di Sestri Ponente che hanno fortemente frenato la produzione tradizionalmente indirizzata ai mercati esteri oltre che l’attività dell’indotto, che sul territorio è rappresentata da centinaia di piccole e piccolissime imprese, legate a doppio filo al destino dei grandi gruppi industriali oggi a forte rischio nel capoluogo ligure”.

A incidere sulla pesante contrazione registrata dall’export regionale è stato soprattutto il calo delle vendite del “made in Genoa”: -30,6% nell’ultimo anno per un totale di 577 milioni di euro in meno rispetto al 2012. Segue il dato negativo di Savona (-9,7%), quello di Imperia (-3,1%), mentre ad alzare la media regionale è La Spezia con un +36,9% per un totale di 140 milioni di euro in più di esportazioni rispetto al 2012.

“Questi dati ci sorprendono positivamente e potrebbero confermare l’appeal della cantieristica dell’estremo levante ligure – commenta Alfredo Toti, vicepresidente di Confartigianato Liguria e presidente di Confartigianato La Spezia – che oltre alla presenza del cantiere del Muggiano può contare su alcune realtà minori, ma consolidate, del settore i cui prodotti, nonostante la crisi, continuano a essere molto richiesti sui mercati esteri. Il ‘saper fare’ delle aziende, anche quelle di piccole dimensioni, presenti sul nostro territorio è una risorsa che va incentivata, puntando sull’innovazione e sull’internazionalizzazione. Per questo, anche in un momento di crisi, occorre concentrare le forze e le risorse per offrire ai piccoli imprenditori gli strumenti per aggregarsi e fare massa critica affinché possano continuare a portare nel mondo l’eccellenza della manifattura italiana”.

Analizzando la tendenza dell’export del resto d’Italia, emerge che quest’anno le esportazioni hanno ripreso a crescere, seppur lentamente. A spingere il made in Italy sui mercati internazionali è il settore manifatturiero: nel primo semestre dell’anno dal nostro Paese sono volati nel mondo prodotti per un valore di 178.015 milioni di euro, con un aumento di 55 milioni (+ 0,4%) rispetto a giugno 2012. I territori italiani protagonisti della corsa sui mercati internazionali per vendite dei propri prodotti manifatturieri sono: la Sicilia (14,5%), le Marche (13,6%), seguite dal Lazio (+11%) e dal Piemonte (+ 2,1%).

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