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Caccia sospesa, Cia Savona: “Grave danno per agricoltura e ambiente”

Savona. Nuova sospensiva dell’attività venatoria in Liguria. Ad arrestare ogni tipo di caccia questa volta è il Consiglio di Stato, in attesa di sentenziare su di un ricorso proposto da diverse associazioni ambientaliste riguardo le modalità di adozione del calendario venatorio.

L’udienza è stata fissata il 26 novembre ma gli agricoltori non ci stanno in particolare quelli savonesi che nell’ultimo periodo avrebbero visto distruggere intere coltivazioni delle varietà più pregiate come intere distese di vigneti doc. A dare voce della protesta proveniente dal mondo agricolo è la Cia di Savona che contesta in modo categorico il provvedimento.

“Si tratta di una decisione che produrrà gravi danni all’agricoltura e, contrariamente a quanto sostengono le associazioni ambientaliste, anche all’ambiente – afferma il direttore provinciale della Cia Osvaldo Geddo – L’enorme proliferazione di cinghiali ed altri ungulati rischia di compromettere gli stessi equilibri naturali nelle stesse zone boscate. Inoltre le sempre più frequenti irruzioni di animali selvatici nei vigneti e nei terreni coltivati provocano danni così ingenti alla produzione, alle piantagioni e agli stessi muretti a secco da rischiare di portare in breve tempo all’abbandono di fasce sempre più vaste di territorio, soprattutto nelle delicate zone collinari e montane”.

A tutela delle produzioni agricole, la Cia chiede alla Regione un nuovo calendario per la riapertura della caccia agli ungulati ed una nuova politica di gestione del territorio che individui, nei pressi delle aree coltivate, zone non vocate alla presenza dei cinghiali, dalle quali vengano completamente eradicati gli ungulati.

“Senza un’adeguata politica di tutela nei confronti dei danni provocati dalla fauna selvatica il nostro territorio rischia di perdere il patrimonio economico, culturale ed enogastronomico dell’agricoltura dell’entroterra” conclude Geddo.

Commenti

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  1. Scritto da Rick

    Sentite, a caccia ci si è sempre andati, e nei nostri territori ormai si è persa quella biodiversità che era necessaria alla naturale stabilizzazione del numero di cinghiali presenti..Ormai a questo punto non si puo fare altro che continuare a cacciarli..Un tempo erano i lupi sui nostri appennini a limitarne il numero, ma ora gli ungulati in genere non hanno un diretto predatore, se noi non ne limitiamo il numero..Ok Davide Grifone, ma le paghi tu le esche per castrarli tutti o quasi?o per spostarli in luoghi piu adatti? (ma quali??)
    Al posto di tutto questo c’è una cerchia sempre più ristretta di appassionati che pagano per fare lo stesso lavoro!

  2. Scritto da carlitos

    Briant88 Oltre che incontrarli sulla strada di casa speriamo te ne finisca uno sul cofano. Vai poeta !!!!

  3. Ermes
    Scritto da Ermes

    Realista non mi sembra che parliamo arabo, ho già detto che per l’80% dei cacciatori la passione è per il lavoro del cane, e che se potessimo andare di più ma solo con il cane non ci penseremmo due volte ad abbandonare il fucile.

  4. Scritto da fulvio12

    grazie per la risposta Realista, ciò dimostra che non sai di cosa stai parlando,non perdo più tempo.

  5. Scritto da davide grifone

    Che ipocrisia! Siate onesti, dite semplicemente che vi piace cacciare perchè vi piace sparare, vi piace la scarica di adrenalina che vi scatena la caccia e vi piace la sensazione che si prova nell’uccidere la preda, ma non tirate fuori perfavore la scusa della proliferazione degli ungulati. Per impedirla basterebbe somministrare del cibo che renda gli animali sterili o costrutire delle trappole ad hoc per poi sopprimerli o spostarli in luoghi più idonei. Non ergetevi anche a benefattori!