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Lettere al direttore

Balon, un esempio che molte discipline sportive dovrebbero seguire

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Cosa ne diresti se ti portassi a vedere una partita di balon? Balon? Replicai. Per me lombarda, da sempre tifosa di pallacanestro, il nome balon identificava soltanto un locale in provincia di Pavia.

Chiesi maggiori informazioni e mi venne detto che si trattava della pallapugno, uno sport praticato nel basso Piemonte ed in Liguria che si gioca in quattro in uno sferisterio e consiste nel mandare la palla il più possibile vicino alla linea di fondo campo avversario e conquistare le “cacce”.

Incuriosita da questa disciplina sportiva, per me completamente sconosciuta, accettai di buon grado l’invito rivoltomi. Fu così che arrivai allo sferisterio di Rialto, a seguire la squadra de La Fortezza, dove si stava svolgendo il torneo di San Lorenzo. Ci misi un po’ a capire come funzionava il gioco, soprattutto il meccanismo di conquista delle “cacce” ma, nel mentre, rimasi piacevolmente stupita dal clima di serenità e sana competizione che si respirava.

Per me, abituata a seguire, da sempre, la pallacanestro in palazzetti dove il tifo è sempre molto rumoroso e non mancano improperi rivolti agli arbitri ed agli avversari, il mondo della pallapugno mi sembrò una realtà quasi irreale. I ragazzi mettevano in campo la loro voglia di fare e di vincere ma il tutto avveniva sempre in un contesto di correttezza e rispetto reciproco e mai ho sentito insulti o grida contro questo o quello. Un ruolo di prim’ordine, poi, era svolto dai genitori, i primi supporter dei ragazzi che li rifocillavano ed aiutavano ad ogni time-out, facendo le veci dei vari massaggiatori ed assistenti.

Questo è stato lo spettacolo che mi si è presentato davanti agli occhi: un mondo sportivo lontano anni luce da quelli canonici, quasi illibato dove il rispetto per gli avversari e l’arbitro sono gli ingredienti principali, dove regna la sana competizione in un clima sereno. E come non rimanere stupiti da un simile ambiente?

Non è stato difficile affezionarsi al gioco della pallapugno ed a quei ragazzi che, anche durante le premiazioni, hanno dimostrato un entusiasmo ed una felicità contenuta che mai avevo trovato in altri sport. Così mi sono ripromessa di seguire nuovamente La Fortezza nello sferisterio di Andora per la Coppa Italia.

Sono state partite difficili per la squadra composta da Mirco, Luca, Pietro P. e Pietro S., ma hanno messo in campo tutta la loro voglia di vincere e, anche quando il loro battitore Mirco si è infortunato, tutta la squadra si è stretta intorno a lui ed insieme sono arrivati alla vittoria della Coppa Italia Pulcini, conquistando in seguito anche lo scudetto nella medesima categoria Fascia A a Neive in provincia di Cuneo.

A questi ragazzi ed ai loro genitori va un plauso ed un elogio per come riescono a gestire l’attività sportiva senza avere a disposizione ingenti risorse economiche, contando quasi esclusivamente sulla loro voglia di fare e di vincere, sull’affetto ed il seguito dei loro genitori che li sostengono sempre, dimostrando che quello che rende bello uno sport da vivere e da vedere, è il tanto decantato, ma poco seguito, “fair play” in campo e sugli spalti.

Ritengo che molto sono le discipline sportive che dovrebbero prendere ad esempio la pallapugno, uno sport ai più forse sconosciuto ma dove regna quel clima di serenità e di sana competizione sportiva che troppe volte si dimenticano.

Cristina Anelli

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