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“Operazione Nemo II”, trovata l’ancora di un vascello medievale “risparmiata” dai tombaroli: ora si cerca il relitto foto

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Alassio. L’Operazione dei carabinieri “Nemo II” non smette di riservare sorprese. Nei giorni scorsi infatti i militari della Compagnia di Alassio e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Genova, impeganti da mesi in questa indagine contro il trafugamento di beni storico-culturali, hanno scoperto un’ancora mai censita, appartenente ad un vascello post-medievale in navigazione tra gli anni 1400-1600. Un ritrovamento, arrivato dopo quello della nave oneraria romana del II secolo a.C. al largo della costa di Imperia, che fa pensare alla presenza di un relitto nelle vicinanze.

La straordinaria scoperta è stata fatta dagli operatori del Centro Carabinieri Subacquei nelle acque un miglio al largo di San Lorenzo. A portare i carabinieri in quella zona è stato il materiale sequestrato durante le perquisizioni a casa degli indagati (nelle scorse settimane erano scattati blitz nella abitazioni di sub-tombaroli nell’imperiese). Dalle abitazioni erano infatti saltati fuori numerosi reperti di epoca medioevale, forse troppi per pensare ad una coincidenza o casualità. Da subito gli investigatori hanno pensato che nelle acque liguri, imperiesi in particolare, oltre ai relitti di nave romana vi fosse anche un relitto di epoca medioevale. L’ipotesi è stata poi confermata da alcune foto ritrovate dagli inquirenti che ritraevano degli indagati mentre risalivano dalle profondità con piatti medioevali tra le mani.

I sub dell’Arma, che hanno supportato tutta l’operazione e svolto le ricerche sottomarine, sono riusciti a decifrare alcuni punti GPS memorizzati nelle apparecchiature elettroniche sequestrate e, confrontandoli con altri punti presenti su carte nautiche rinvenute, hanno identificato un’area di fronte a San Lorenzo da cui potevano provenire i reperti di epoca medioevale. Le ricerche hanno subito dato esito positivo ed i sommozzatori hanno individuato l’ancorarisalente agli anni 1400-1600, come ipotizzato da personale della Soprintendenza di Genova che ha visionato il manufatto. Ovviamente i secoli trascorsi nelle profondità marine hanno modificato l’aspetto dell’ancora che è totalmente ricoperta da vistose concrezioni che la mimetizzano con gli scogli e fondale circostante.

Nelle vicinanze sono state rinvenute anche numerose buche che fanno presumere un’attività di scavo dei tombaroli del mare che forse non avevano notato l’ancora o l’avevano momentaneamente “risparmiata”. Nei prossimi giorni proseguiranno le ricerche sottomarine dei Carabinieri Subacquei che ora, scoperta la possibile zona di affondamento, utilizzeranno apparecchiature sofisticate come i metal detector subacquei per individuare la presenza dei resti di un relitto. Inoltre andranno avanti anche le indagini della Compagnia Carabinieri di Alassio, del Nucleo TPC per individuare nuovi siti archeologici sottomarini depredati dai “tombaroli del mare”.

Questo è solo l’ultimo capitolo dell’operazione Nemo che nei mesi scorsi ha accertato un traffico e una sottrazione di reperti archeologici dal relitto al largo delle coste di Albenga e da quello al largo di Imperia che andava avanti almeno dal 2008. All’inizio delle indagini era finito nei guai un ex corallaro di professione, Giovambattista Pesce, di Ceriale, mentre le denunce avevano dapprima riguardato 7 persone. Ma i controlli non si sono fermati, e si è aperto anche il capitolo imperiese (che ha coinvolto anche Claudio Scajola, trovato in possesso di un reperto che, secondo l’accusa, sarebbe uno di quelli rubati, anche se l’ex ministro ha fornito agli inquirenti documenti e spiegazioni precise al riguardo) grazie al quale sono stati sequestrati numerossissimi reperti di valore storico-artistico, tra i quali anche un gladio romano.

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