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Occhi puntati sull’inchiesta sulla centrale, la Procura rileva il “danno per la salute” ma non conferma i numeri sui morti

Vado L. L’inchiesta della Procura di Savona sulla centrale di Vado, nelle ultime settimane, ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media locali, ma non solo. Sull’argomento si è detto e scritto molto nonostante il massimo riserbo mantenuto dal sesto piano di Palazzo di Giustizia dove le bocche sono sempre rimaste cucite, fino ad oggi. Il Procuratore Francantonio Granero ed il sostituto Chiara Maria Paolucci, titolari dell’indagine per omicidio colposo, stamattina hanno infatti rotto il silenzio, limitandosi ad un breve e sintetico commento: “Il danno alla salute c’è. Mille morti sono indiscrezioni giornalistiche, per il resto stiamo lavorando”.

Parole che, di fatto, non confermano né smentiscono nulla. L’inchiesta sulla centrale vadese e sul possibile nesso di causalità tra le sue emissioni e l’elevato tasso di mortalità per patologie oncologiche prosegue. I magistrati savonesi stanno analizzando le conclusioni della perizia eseguita dal pool di esperti e, sulla base di quei dati, stanno prendendo in esame le singole condotte per valutare eventuali responsabilità.

La Procura sta infatti accertando se nella gestione della centrale vi siano delle condotte che, per omissioni, negligenza o altre ragioni, non hanno impedito o hanno provocato l’aumento di malattie oncologiche e del tasso di mortalità nell’area di Vado e Quiliano. Se così fosse l’inchiesta cesserebbe di essere contro ignoti.

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