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“Nemo II”, nuovi tesori riaffiorano dal mare: trovati un’ancora “bizantina” e un cannone sfuggiti ai tombaroli

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Proseguono le indagini dei carabinieri nell’ambito dell’operazione “Nemo” contro il trafugamento di beni storico-culturali. Sono state eseguite altre immersioni nei punti segnati sulle carte nautiche degli indagati e trovati nuovi reperti archeologici.

Nemo: nuove immersioni

Gli investigatori della Compagnia di Alassio e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Genova, avevano trovato durante le perquisizioni a casa degli indagati numerosi reperti di epoca medioevale, forse troppi per pensare ad una coincidenza o casualità. Da subito si è pensato che nelle acque liguri, imperiesi in particolare, oltre ai relitti di nave romana vi fosse anche un relitto di epoca medioevale. L’ipotesi è stata poi confermata da alcune foto ritrovate dagli inquirenti che ritraevano degli indagati mentre risalivano dalle profondità con piatti medioevali tra le mani.

Gli operatori del Centro Carabinieri Subacquei che hanno supportato tutta l’operazione, e svolto le ricerche sottomarine, sono riusciti a decifrare alcuni punti GPS memorizzati nelle apparecchiature elettroniche sequestrate e confrontandoli con altri punti presenti su carte nautiche rinvenute, hanno identificato delle aree di ricerca tra Porto Maurizio e San Lorenzo da cui potevano provenire i reperti trafugati.

Le ricerche hanno subito dato esito positivo: infatti i sommozzatori dei carabinieri hanno individuato 1 miglio al largo di Porto Maurizio a circa 35m di profondità un ceppo di ancora romano in piombo di circa 170 cm del I-II sec. a.C. del peso stimato di un paio di quintali, appartenuto ad una nave romana di grosse dimensioni. Potrebbe addirittura trattarsi dell’ancora della nave già rinvenuta lo scorso mese che potrebbe aver spezzato gli ormeggi durante una tempesta a trascinata più al largo nel punto di affondamento a 50m di profondità.

Tra Porto Maurizio e San Lorenzo è stata trovata invece a 38m di profondità un’ancora mai censita, appartenente ad un vascello di epoca bizantina e a pochi metri di distanza quello che sembra a prima vista un cannone la cui bocca di fuoco è divenuta dimora di un gronco. Le immagini verranno poi analizzate da personale della Soprintendenza di Genova che organizzarà dei sopralluoghi allo scopo di studiare i reperti ritrovati.

Proseguiranno le ricerche sottomarine dei Carabinieri Subacquei che ora, scoperta la possibile zona di affondamento, utilizzeranno apparecchiature sofisticate come i metal detector subacquei per individuare la presenza dei resti di un relitto. Proseguiranno anche le indagini della Compagnia Carabinieri di Alassio, del Nucleo TPC per individuare nuovi siti archeologici sottomarini depredati dai “tombaroli del mare”.

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