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Dopo il pesto al botulino, il tonno radioattivo? Asdomar: “Il nostro prodotto non viene da Fukushima”

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“Controllate il tonno che trovate nei supermercati dove c’è stampato Fao 61 o 71, proviene dal mar del Giappone dove è stata riversata l’acqua contaminata di Fukushima”. Il post, con la foto esplicativa, sta girando in rete da giorni ed è visibile su molte bacheche degli utenti Facebook, a più di due anni dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Nonostante sia un dibattito già avviato da tempo, la psicosi, data la natura del prodotto, uno dei più presenti nelle dispense degli italiani, è sempre in agguato.

Tutto è iniziato dalla notizia della scoperta di tonno contaminato da radiazioni proveniente dall’Oceano Pacifico. Uno studio della National Accademy of Science, riportato da siti internet di informazione, ha rilevato un sensibile aumento della radioattività nei tonni pinna blu che vivono nell’Oceano Pacifico, ma allo stesso tempo ha stimato che l’impatto sulla salute, nel caso peggiore possibile, del consumo di tonno radioattivo è estremamente contenuto: la possibilità di un tumore mortale è dello 0,00002%.

Dopo l’allarme pesto, rientrato perché il botulino alla prova degli esami di laboratorio non c’era, quello sul tonno radioattivo tocca di nuovo Genova. La Asdomar, la cui sede è a Corte Lambruschini, ha già provveduto a tranquillizzare i clienti con una sezione dedicata a “Informazioni ai consumatori in relazione alla situazione in Giappone” sul suo sito internet.

“Non acquistiamo né abbiamo mai acquistato tonno proveniente dalla zona FAO 61 – rende noto Asdomar -. Utilizziamo per le nostre produzioni esclusivamente tonno a pinne gialle che non vive in quelle acque per via delle temperature troppo basse. Il nostro tonno viene infatti pescato nelle calde acque tropicali degli oceani Indiano (zone FAO 51 e 57) e Pacifico Occidentale Centrale (zona FAO 71), quindi in questo ultimo caso, lontano dalle acque antistanti il Giappone.

La zona di provenienza (Fao e un numero di accompagnamento che identifica l’area di cattura) dà precise indicazioni sul luogo di pesca. Fao 61 è quella dell’Oceano Pacifico del Nord Ovest, zona che comprende l’area del Giappone, l’unica dichiarata eventualmente a rischio. Fao 71 indica invece la zona del Pacifico Occidentale Centrale che va dalla Siberia alla Cina e alla Corea.

Oltre a evidenziare poi che la “produzione viene effettuata in conformità alle leggi europee e nazionali secondo quanto stabilito dal “pacchetto igiene”, l’azienda aggiunge: “A titolo di ulteriore rassicurazione dei consumatori, già dal 2011 monitoriamo l’eventuale presenza di isotopi radioattivi attraverso misurazioni che vengono effettuate direttamente allo scarico dei tonni dell’oceano Pacifico che arrivano interi nel nostro stabilimento”.

Commenti

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  1. Scritto da Giro

    Come i pomodori, che dovrebbero essere italiani ma vengono dalla Spagna, la quale li compra dal Marocco..ecc ecc..la realtà è che nessuno può essere sicuro di niente, e tutti i produttori dovrebbero essere continuamente monitorati (ma alla peggio, una volta scoperto che tutto il tonno è contaminato, si alzerà per legge il livello oltre il quale il tonno viene considerato pericoloso, e tutto torna normale..!). La nostra è una lenta (e forse non troppa) forma di suicidio collettivo. Il danno è fatto (come molti altri sono stati fatti) scegliendo il nucleare. Si può solo decidere di fermare il suicidio e pensare a vivere in maniera compatibile con la natura, che poi siamo noi stessi.