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Docenti precari, la protesta parte da Albenga

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Albenga. Parte da Albenga la protesta dei docenti liguri non abilitati e iscritti al PAS che venerdì 13 si ritroveranno a Roma, per protestare, davanti al MIUR.

I docenti, che si ritrovano nel gruppo facebook “Docenti PAS Liguria” sono infatti in contatto con colleghi di ogni parte d’Italia e si stanno organizzando per far sentire ancora una volta la loro voce innanzitutto contro i ritardi nell’attivazione dei Percorsi Abilitanti Speciali annunciati dall’ex Ministro Francesco Profumo due anni fa, e non ancora avviati e poi contro l’ipotesi di riapertura anticipata delle graduatorie d’Istituto che destabilizzerebbe i delicati equilibri su cui si regge l’anno appena iniziato.

A colpire il mondo del web è stata una lettera di Luca Mazzara, insegnante precario, rivolta al Ministro Maria Chiara Carrozza, che tenta di fare il punto sulla questione del merito, spesso associato a test selettivi sostenuti dai giovani laureati per accedere al tfa (tirocinio formativo attivo) ma non alla decennale esperienza in classe degli insegnanti di III fascia.

Di seguito riportiamo la lettera per intero: “Non c’è merito per chi, da due anni, attende che le dichiarazioni ufficiali dell’ex ministro Profumo diventino realtà. Non c’è merito per chi, da oltre dieci anni entra con passione e responsabilità nelle scuole italiane, permettendo al MIUR di assolvere il suo compito. Non c’è merito per chi, con grandi sacrifici, insegna in tempi di crisi dando valore a questa
professione, e speranza alle generazioni future”.

“Non c’è merito per chi da giorni fa lo sciopero della fame per essere ascoltato da lei. Non c’è merito per chi avvia l’anno scolastico, le programmazioni, i progetti, i piani educativi personalizzati, le commissioni, e poi a gennaio viene sostituito dall’avente diritto. Non c’è merito per chi a dicembre informa i genitori che si presentano al ricevimento generale, che il progetto elaborato per i loro figli, dovrà essere ridiscusso col nuovo docente, che… ha diritto a quel posto. Non c’è merito per chi ascolta la rabbia e le lamentele dei genitori di alunni disabili che si vedono cambiare figura di riferimento a metà anno. Non c’è merito per chi anno dopo anno, affina le sue capacità di far lezione, tenere la classe, ascoltare e capire gli alunni anche in condizioni difficilissime (degrado sociale o famigliare, classi pollaio, classi ghetto…). Non c’è merito per chi arriva a scuola senza abilitazione, insegna ai colleghi di ruolo ad usare la LIM, rispolvera dagli scatoloni materiale dimenticato e attiva laboratori e da vita ad iniziative varie”.

“C’è merito invece per chi, neo abilitato, chiede decreti ‘ad personam’ per far riaprire le graduatorie incurante di ciò che questo comporta, per il solo tornaconto personale, e in barba alle condizioni alle quali si è abilitato. C’è merito per chi divide i docenti, aizzando le diverse categorie (docenti in ruolo, docenti gae, sissini…) contro i colleghi abilitandi, al solo fine di ottenere un provvedimento ‘ad personam’. C’è merito per chi mette in piedi vergognose battaglie denigratorie contro colleghi che, non certo per colpa loro, hanno servito lo Stato per oltre dieci anni. C’è merito per chi si organizza su internet per apparire bello e pulito nei presidi che La seguono in ogni città, ma falso e sporco nel mondo virtuale”.

“C’è merito per chi si autoincensa in seguito a tre durissime prove definendole concorsuali, e tacendo la vergogna e lo scandalo degli abbuoni e delle domande errate. C’è merito per chi si organizza per far ‘saltare’ la piattaforma di istanze on line con false iscrizioni al PAS al fine di ritardare o bloccare la procedura. C’è merito per le università che vogliono opporsi al PAS, le stesse università e gli stessi docenti a cui Lei ha ricordato che devono ai cittadini italiani lavoratori il loro stipendio e i
loro finanziamenti (i docenti PAS forse non pagano le tasse?)”.

“Onorevole Ministro, sta a lei dimostrare che solo nella scuola il merito si acquisisce con gli esami e non con l’esperienza, sta a lei dimostrare che i precari non abilitati sono figli di un ‘ministero minore’, sta a lei sancire definitivamente il merito ad personam… Oppure no. Basterebbe un semplice ringraziamento ai precari non abilitati, basterebbe ascoltare anche le loro istanze, basterebbe ricordare che PAS e TFA sono figli dello stesso decreto per evitare migliaia di ricorsi (perché tanto con lo Stato si dialoga solo così) e per porre fine ad una vergognosa contrapposizione tra docenti… perché, mi creda, in tanti anni, le mie energie e le mie proteste all’interno della scuola sono state utilizzate per finalità così alte, che ancora non mi sembra possibile dover essere costretto, oggi, a difendere la mia dignità e la mia professionalità dagli attacchi di chi, per scopi personali, la sminuisce e denigra”.

Commenti

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  1. Scritto da Luca M

    La Sua domanda è più che legittima, questo non è il posto adatto per dare risposte che riguardano me personalmente, quindi Le darò motivazioni generiche, ma applicabili a qualche migliaio di docenti precari:

    1) per molte classi di concorso non esistono da tempo percorsi abilitanti (la mia è una di queste)

    2) in generale le siss sono state chiuse da Maria Stella Neutrina nel 2005 e da allora più nessuno ha potuto abilitarsi

    3) al TFA potevano accedere solo poche persone e per poche classi di concorso (non la mia). Queste persone sono state selezionate con test che oggi vengono esaltati come prove durissime, in realtà sono stati, almeno nella parte iniziale, una vergognosa prova di inefficienza del MIUR che ha poi sanato vistosi errori nelle domande con una mini sanatoria.

    4) non mi risulta che ci si abiliti col concorso dello scorso anno. O si vince, e si viene immessi in ruolo entro tre anni, oppure, si resta disabilitati… Anche nell’ultimo concorso la mia cdc non era prevista.

    5) al di là di tutto questo, c’è anche da considerare che un insegnante è un essere umano e ha una vita. C’è chi ha lasciato la sua regione per lavorare, chi non poteva permettersi di pagare la siss, chi ha avuto dei figli mentre lavorava… Percorsi abilitanti speciali ci sono sempre stati nella scuola Italiana per chi accumulava determinati requisiti di servizio (360 giorni), ed è possibile che qualcuno abbia preferito (o abbia dovuto per causa di forza maggiore) puntare sul servizio piuttosto che sui corsi abilitanti.

    6) ci sono insegnanti che non hanno potuto partire ed andare in Spagna per prendere un’abilitazione da far poi riconoscere in Italia.

    7) migliaia di insegnanti hanno deciso di non iscriversi al TFA poiché il ministro Profumo aveva pubblicamente e ufficialmente dichiarato con una nota sul portale del miur, l’avvio dei percorsi abilitanti speciali. Certo, ci sono voluti due anni per arrivare ad oggi… e siamo solo all’inizio…

    8) quando Lei dice che ha sempre lavorato nel settore, si riferisce ad anni precedenti al 1999. Obiettivamente, non può che riconoscerlo anche lei, da allora le cose sono molto cambiate, e in peggio: è diminuito il numero delle classi (grazie alle classi pollaio) e la riforma Tremonti-Gelmini è scesa come una scure sulla scuola portando via tantissime risorse. E infatti, per tentare di tamponare il disastro, Madama Neutrina fu costretta ed emanare un decreto salva precari, rivolto solo agli insegnanti abilitati. Dopo il colpo mortale della mannaia, io ad esempio, non ho più lavorato per due anni scolastici.

    Con questo percorso abilitante, probabilmente l’ultimo nella storia della scuola italiana, i requisiti di accesso sono stati innalzati (3 anni interi di servizio), e, anche se non lo si dice, si vuole evitare pensati sanzioni da parte dell’Europa, che più di una volta ha fatto notare che tre anni di lavoro, corrispondono ad una abilitazione. E che ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia… Noi questa abilitazione la prenderemo studiando e pagando (lo stato non spenderà un centesimo per le nostre lezioni).

    In realtà pagheremo per avere ciò che ci è dovuto… ma questa è un’altra storia, ed esula dalla Sua domanda iniziale. Spero di averLe risposto almeno in parte, anche senza scendere nel dettaglio della mia situazione particolare.

  2. Scritto da savona70

    Rispetto e comprendo umanamente l’amarezza del collega precario, però una cosa non riesco proprio a capirla: com’è possibile che in oltre dieci anni non sia riuscito ad abilitarsi? Io ho sempre lavorato in altro settore, poi ho sostenuto il concorso ordinario del ’99 e sono entrata in ruolo dopo pochi anni (e sarei entrata anche prima se non avessi rifiutato la prima chiamata). Ho colleghi che si sono abilitati con le siss, con i TFA, con il concorso dell’anno scorso, insomma in molti modi diversi: le opportunità ci sono state. La mia non vuole essere una polemica ma solo una richiesta di chiarimento, perché rimango sorpresa ogni volta che leggo di precariati infiniti nella scuola.