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Occupazione femminile, Piredda: “Liguria al primo posto per le differenze di genere in busta paga”

Regione. Pari opportunità? In Liguria, almeno sul fronte delle retribuzioni, sembra non funzionare così. A sollevare il problema è Maruska Piredda, capogruppo IdV in Regione e presidente dell’VIII Commissione Pari opportunità che spiega: “Gli ultimi dati dell’Istat confermano le nostre preoccupazioni in merito al differenziale di genere sulle retribuzioni delle donne. In Liguria il gender pay gap si traduce in un divario tra reddito maschile e femminile del 55,3% e a Genova sfiora il 60%”.

“Ai fini pensionistici gli uomini, quindi, percepiscono un ‘mezzo reddito’ in più rispetto alle donne della stessa età. Anche per gli importi medi percepiti al raggiungimento della pensione la Liguria si distingue per profonda disparità di trattamento tra donne e uomini, che guadagnano, in media, il 79,7% in più e a Genova addirittura l’83,5%. Sul differenziale di genere e le difficoltà di accesso al credito per le imprenditrici – decisamente maggiori rispetto a quelle che incontrano in banca i colleghi maschi – ho già presentato due ordini del giorno, approvati all’unanimità, che richiamano la Regione a un impegno preciso sul tema. Inoltre, in commissione VIII, insieme all’assessore Lorena Rambaudi e alla consigliera di Parità Valeria Maione, abbiamo intrapreso un percorso condiviso per individuare ogni possibile forma di intervento regionale per colmare un gap culturalmente, socialmente ed economicamente ormai insostenibile” aggiunge Piredda.

Nel 2011, dei 23.686.348 trattamenti pensionistici il 56,4% è stato erogato a donne e il 43,6% a uomini. Le donne, pur rappresentando il 52,9% dei pensionati, percepiscono solo il 43,9% dei 266 miliardi di euro erogati (il 56,1% è, infatti, destinato agli uomini). L’importo medio annuo di una pensione maschile è di 14.460 euro contro quella femminile di 8.732 euro. “Tra il 2001 e il 2011 – prosegue l’esponente dell’Idv – i differenziali degli importi medi delle pensioni e dei redditi pensionistici tra uomini e donne sono cresciuti, rispettivamente, di 4,5 e 1,7 punti percentuali. Oltre la metà delle donne percepisce meno di mille euro. Le regioni in cui si registrano maggiori disparità di trattamento economico alla pensione tra uomini e donne si concentrano al Nord, dove superiore è il numero delle donne che, per conciliare lavoro e famiglia, ricorre spesso a contratti part time”.

“Purtroppo, a differenza di molti Paesi europei, in Italia non è ancora diffusa la condivisione dei carichi familiari tra marito e moglie che lavorano entrambi: il ricorso da parte dei padri ai congedi parentali riguarda percentuali ancora molto basse sul totale delle richieste e riguarda categorie occupazionali limitate. Solo da una riforma profonda del welfare e dalla diffusione di modelli sociali presenti già da tempo nei Paesi del Nord Europa, anche in Italia potremmo raggiungere significativi risultati sulla drastica riduzione dei divari di genere sul posto di lavoro, condizione essenziale per una piena conquista dei diritti da parte delle donne e degli uomini a poter svolgere, equamente, il ruolo di genitori e di lavoratori” conclude Piredda.

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