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“Nemo 2”: le anfore visionate dagli esperti della Soprintendenza, nei prossimi giorni i primi interrogatori

Imperia/Alassio. Sono stati visionati e catalogati da alcuni funzionari della Soprintenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici tutti i reperti archeologici, antiche anfore romane e non solo, recuperati dai carabinieri nell’ambito dell’operazione “Nemo 2”. Questa mattina gli esperti si sono presentati nella caserma dell’Arma di Alassio dove il piccolo “tesoro” è custodito per prendere visione degli oggetti e iniziare a valutarne il valore. Nel pomeriggio invece si terrà un vertice tra Soprintendenza, carabinieri e il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro per fare il punto sulle indagini e sul materiale sequestrato.

Nei prossimi giorni poi inizieranno gli interrogatori dei “corallari”, ovvero i sub indagati che secondo la Procura avrebbero trafugato numerose anfore ed altri oggetti da due relitti di una nave romana oneraria affondata nello specchio acqueo antistante Albenga, poco distante dall’Isola Gallinara. Non dovrebbe invece essere sentito, almeno per il momento, l’ex Ministro Claudio Scajola nei confronti del quale martedì è scattata una perquisizione in relazione al possesso di un’anfora antica. Secondo la Procura quel vaso sarebbe uno di quelli “pescati” dai tombaroli nel mare albenganese. Una circostanza negata con decisione dall’interessato che ha anche giustificato il possesso del reperto con un atto della Soprintendenza ai Beni archeologici della Liguria a firma Giampiero Martino (n. protocollo 9981 del 24 ottobre 2003) che certifica il ritrovamento dello stesso durante uno scavo per dei lavori di ristrutturazione. Non è da escludere tra l’altro che, per competenza territoriale, nel caso in cui dovesse essere sentito, l’ex Ministro si presenti davanti ai magistrati della Procura di Imperia.

I numeri riguardo all’operazione, resi noti ieri dai carabinieri, parlavano di almeno 31 anfore romane risalenti al I secolo a.C. rubate dal 2008 ad oggi. Le perquisizioni di martedì hanno inoltre portato al ritrovamento di enorme quantità di materiale archeologico rasissimo e prezioso: oltre a moltissime anfore, sono spuntati fuori anche un gladio di centurione romano, uno scandaglio in piombo di profondità romano, piatti, vasi, cucchiai, chiodi nonché strumentazione di un bombardiere italiano Fiat della seconda guerra mondiale abbattuto nel 1940, corallo e pure una pianta di marijuana e vari semi. Ritrovamenti che hanno fatto scattare 11 denunce a piede libero.

In una delle abitazioni perquisite sono stati trovati addirittura decine di volantini pubblicitari dell’attività dei trafugatori: “Devi disimpegnarti con qualche notaio, medico o politico con un regalo unico e di pregio? L’anfora romana fresca di scavo è quella che fa per te! Per l’acquisto rivolgersi a [..], zona Foce-Porto Maurizio Impera. A richiesta immersioni guidate sul sito con eventuale recupero del pezzo scelto. Si organizzano battute di peesca con autorespiratore e fucile a prezzi modici” era lo slogan impresso sul foglietto.

La prima parte delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro con il supporto del Maggiore Samuele Sighinolfi (entrambi esperti subacquei), del Capitano Lutzu del Tpc e personale del Centro Carabinieri Subacquei aveva portato all’arresto un ex corallaro di professione Giovambattista Pesce e alla denuncia di altre 7 persone coinvolte nella vicenda. Ma le indagini non si sono fermate ed hanno permesso di scoprire l’esistenza anche un gruppo di trafugatori imperiesi (tutti legati al mondo della subacquea professionale) che aveva rubato anfore dai siti archeologici di Albenga.

In particolare sono stati monitorati alcuni subacquei che svolgono lavori portuali e di bacino ad Imperia sia per conto di aziende private che pubbliche/partecipate, tipo A.M.A.T. di Imperia (Azienda Municipalizzata Acqua e Trasporti), nonché ex subacquei professionisti come ad esempio un ex vigile del fuoco. Le attività di monitoraggio hanno consentito di accertare che esisteva un traffico illegale di reperti archeologici e che parte di questi si trovavano nelle abitazioni delle persone indagate tra cui appunto Scajola, ma anche un dirigente del Comune di Imperia.

Secondo i dati forniti dai carabinieri, ieri, le perquisizioni hanno portato al sequestro di un centinaio di oggetti (94 per la precisione) tra reperti archeologici, ma anche pc, dvd, cd, gps, agende, materiale fotoghrafico e memorie digitali. Insomma un “tesoro” nascosto che testimonierebbe l’esistenza di un vero e proprio mercato illegale di reperti antichi e che potrebbe portare anche alla scoperta di siti archeologici ancora ignoti. Una delle ipotesi infatti è che i sub-trafugatori avessero scoperto la posizione di altri relitti marini ancora ignoti alle Autorità competenti.

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