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Stalking, 50 le vittime nei primi 4 mesi dell’anno: escalation di violenza senza fine

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Dall’inizio dell’anno sono passati solo quattro mesi, ma già 50 persone hanno perso la vita, vittime di violenza e stalking. Sono numeri impressionanti, che dimostrano come la realtà della violenza non sia assolutamente in calo.

La mattanza conta 35 omicidi per mano di un uomo e 10 per mano di una donna: il risultato di questo atroce 2013 è di 45 gli omicidi. Agli omicidi vanno aggiunti 5 suicidi dopo gli omicidi, quindi un totale 50 persone che hanno perso la vita. Per quale motivo?

Per una separazione che non viene accettata, per un rifiuto, per le dinamiche solite dello stalking. Chi sono le persone che perdono la vita: partner, ex partner, conoscenti e familiari. Il movente è chiaro, e ormai la cronaca riporta ogni giorno casi come questi: separazione, abbandono, rifiuto. In oltre il 50% ci sono stati chiari prodromi di stalking e violenza, eppure la spirale dell’orrore non è stata fermata in tempo, e sulle pagine dei giornali si fanno i conti con il senno di poi, con tutto quello che si sarebbe potuto fare per fermare l’assassino, ma che non è stato fatto.

Stiamo piangendo le sorti di vittime che avremmo potuto salvare. L’equipe multidisciplinare dell’Osservatorio Nazionale Stalking, dal 2002 con i dipartimenti Centro Presunte Vittime di violenza e stalking e dal 2007 con il dipartimento Centro Presunti Autori di violenza e stalking, ha potuto identificare alcune costanti nelle numerose variabili raccolte in oltre un decennio di esperienza sul campo.

L’ Osservatorio Nazionale Stalking, con un imponente lavoro svolto da volontari psicologi e psicoterapeuti, è riuscito a risocializzare 250 stalker: queste persone nel 45% dei casi hanno smesso di perseguitare la vittima, mentre nel 20% hanno raggiunto una significativa diminuzione dell’attività vessatoria. Il Centro Presunti Autori si occupa a 360° e gratuitamente del persecutore, seguendolo dal punto di vista psicologico e stroncando così la recidiva, altissima nel reato di stalking (uno stalker su tre continua a perseguitare la vittima anche dopo la denuncia, e da quel che possiamo apprendere dalla cronaca, non di rado uccide).

Oltre il 70% del campione di 250 presunti autori, uomini e donne a piede libero, agli arresti domiciliari, affidati ai servizi sociali (pene alternative) o ristretti presso una casa circondariale, risulta essere portatore di almeno un lutto non elaborato.

La non elaborazione del lutto, in questa tipologia di persone, produce una particolare sensibilità all’abbandono e una propensione al controllo nei confronti delle persone con le quali strutturano delle relazioni interpersonali particolarmente significative. Sensibilità e propensione che esplodono in una terribile e distruttiva campagna persecutoria nel momento in cui vengono “abbandonati”, a causa del “colpo di abbandono improvviso”, che procura in loro uno stato ingestibile ansia e la tendenza inarrestabile a perseguitare la persona oggetto delle loro attenzioni; si tratta di un craving, ovvero dell’impossibilità di fare a meno di cercare un contatto con l’altra persona, spesso con atteggiamenti di minaccia o di supplica, per recuperare la relazione perduta.

Questa intensa pulsione a perseguitare diventa un pensiero fisso e può portare l’autore ad uccidere la persona che ha deciso di interrompere la relazione con lui. La sola giustizia punitiva, senza un percorso di risocializzazione specifico, non può contenere questa tipologia di persone dall’agire (spesso con recidiva) la propria campagna violenta e persecutoria. Nell’arco di quattro mesi il fatto di non affrontare adeguatamente l’emergenza stalking ha lasciato sul campo 50 morti.

Per una reale prevenzione, bisogna prevedere strutture residenziali o semi residenziali in ogni Regione, e strutture provinciali tipo day hospital per le persone, uomini e donne, che mettono in atto comportamenti violenti e persecutori.

L’equipe multidisciplinare presente negli stessi centri potrà offrire una supervisione e consulenza alle forze dell’ordine, al corpo docente e non docente delle scuole e Università, agli altri operatori socio sanitari, agli uffici UEPE, alle Case Circondariali, ai Magistrati di Sorveglianza, ai P.M. e ai Giudici.

Questo protocollo circolare standardizzato viene applicato dall’equipe multidisciplinare del Centro Presunti Autori di violenza e stalking in collaborazione con le Forze dell’Ordine, Istituti di Istruzione e le Università di Roma “La Sapienza e Tor Vergata”, l’U.E.P.E. di Roma e Latina e la Casa Circondariale di Roma “Rebibbia Nuovo Complesso”.

Bisognerebbe esportare questo modello in tutte le regioni, utilizzandolo per prevenire l’impressionante numero di morti a seguito di stalking, spesso denunciato regolarmente.

Il protocollo basato sulla giustizia riparativa, quindi su percorsi di risocializzazione, sta ottenendo risultati in termini di contenimento e di recidiva di gran lunga superiore alla sola giustizia punitiva, erroneamente invocata anche da alcune categorie di addetti ai lavori! In altre parole, non basta solo “punire” lo stalker, ma è necessario lavorare sullo stesso dal punto di vista di un recupero psicologico, al fine di stroncare la recidiva del reato che altrimenti è altissima.

Numero nazionale stalking: 06.44.24.65.73 Indirizzo e-mail: presuntiautori@stalking.it. Web: www.centropresuntiautori.it – www.stalking.it – www.mediacrime.it Skype: stalking.it.

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