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Lettere al direttore

Savona Hockey Club: l’ubiquità di una società sportiva

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Il fine settimana appena trascorso (6 – 7 aprile) ha visto la società biancoverde impegnata contemporaneamente su più fronti in giro per l’Italia, come mai prima d’ora nel mondo hockeistico savonese (e forse italiano, aggiungo, con relativa tema di essere smentito).

Vado a riassumere:
sabato 6
h 18 Cairo Montenotte: Under 16 femminile Pippo Vagabondo – Savona HC
h 18 Genova: Under 210 spareggi maschili Savona HC – Rassemblement Torino
h 15 Savona: torneo interno Under 10-12
domenica 7
h 9,30 Genova: Serie B maschile Savona HC – HC Genova
h 15 Milano: Serie A2 femminile H Cernusco – Savona HC
h 15,30 Reggio Emilia: Under 14 femminile Città del Tricolore – Savona HC

Ben sei eventi in sei diverse sedi. Tutto ciò ha significato 6 tecnici e 6 dirigenti diversi impegnati senza contare genitori e parenti coinvolti che hanno fornito disponibilità e mezzi per girare l’Italia (settentrionale). A monte di tutto ciò ha significato una organizzazione capillare e una programmazione che deve sempre fare i conti con il disagio di non disporre di un impianto casalingo e quindi di omogeneizzare richieste, orari di partenza, disponibilità di mezzi e persone, gestione di imprevisti e cose simili.

Non mi interessa in questa sede mettere in rilievo la qualità dei risultati, comunque ampiamente positiva (3 vittorie contro 2 sconfitte), piuttosto porre l’accento sul movimento hockeistico savonese biancoverde che ha assunto nell’ultimo anno proporzioni corpose sia in campo maschile sia in quello femminile, quest’ultimo nato da appena tre anni.

E’ un primato che non ha rivali in città ma che non tutti sembrano conoscere e omologare. Siamo consapevoli di stare vivendo tempi problematici che impongono tagli di spesa pubblica, di sostegni monetari alle società sportive del territorio che devono arrabattarsi per continuare ad esistere.

Affermo con decisione che fare sport oggigiorno è ancora un valore sociale, per noi almeno del Savona HC lo è sempre di più. Affermo pure che per altri, a fronti di bei discorsi e parole mielate, è divenuto un soggetto da retorica di bassa lega per predicare bene e agire maluccio.

Mi piacerebbe una maggiore equità nel valutare gli sport che agiscono sul territorio e di conseguenza nel riconoscimento di una diversa distribuzione delle risorse che trova ragion d’essere nell’attività svolta e nei risultati acquisiti. Non è così, ora più che mai.

Di questo, della distribuzione a pioggia dei contributi, del mancato riconoscimento dei meriti (per la riconquista della Serie A indoor – non sono poi moltissime le società savonesi che militano nei rispettivi massimi campionati di categoria – mi sarei accontentato di essere ricevuto nell’atrio del palazzo di città oppure di una stringata comunicazione ufficiale degli inquilini di palazzo di città) per l’impudicizia di fare promesse invano, dell’azione di forze politiche locali che, nei confronti degli sport, attuano iniziative discriminanti e inique parlerò quanto prima, quando l’attività societaria sarà in dirittura d’arrivo e la possibilità di ragionare e argomentare meno pressata dalla contingenza di essere qui o là. Magari qui e là contemporaneamente. In modo ubiquo, appunto.

Luciano Pinna
tesserato e dirigente del Savona Hockey Club

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