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Operazione Viper: i retroscena su Turezini e Chessa, luogotenenti italiani della banda foto

Savona/Albisola. Ivan Chessa e Igor Turezini erano i due italiani con i ruoli principali nella banda italo-albanese sgominata questa mattina dalla squadra mobile della Questura, diretta dalla dottoressa Rosalba Garello, e al centro di una fitta attività di spaccio ed usura.

Savona - operazione Viper

Grazie ad un lavoro certosino e reso ancora più complicato dal fatto che la banda era “ossessionata” dalla riservatezza, sempre attenta a non essere intercettata, il servizio investigativo ha ottenuto importanti risultati. Incontri sempre in luoghi diversi, mai conversazioni telefoniche che lasciassero intendere le reali attività, appuntamenti mirati e passaggi di droga sempre più sofisticati per evitare di essere colti “in flagranza”.

Igor Turezini, 34enne nato a Savona, gestiva il suo negozio di parrucchiere unisex in via Lanfranco ad Albisola Superiore, ma gli incassi principali venivano proprio dallo spaccio di cocaina. Già in manette per smercio di sostanze dopanti oltre che per droga aveva deciso di ritagliarsi una immagine pulita lavorando come barbiere e cambiando il modus operandi.

Turezini comprava non meno di 150-200 grammi di droga alla settimana dalla banda, stupefacente in pietra che una volta “tagliato” moltiplicava il suo peso fino a cinque volte senza perdere di qualità. Aveva quindi creato una fitta rete di piccoli spacciatori che si occupavano della “vendita al dettaglio” del prodotto ai consumatori finali.

Il coetaneo Ivan Chessa, apparentemente nullatenente e nullafacente, sfrecciava per le vie del Savonese a bordo di una fiammante Corvette. Chessa aveva un doppio ruolo nella gerarchia della banda; oltre ad essere uno spacciatore in grado come Turezini (cedendo oltre ad un 800-1000 grammi alla settimana di cocaina), era uno dei “bracci” intimidatori della banda: grazie alla sua prestanza fisica, era impiegato per intimidire i debitori che non mantenevano fede alle scadenze.

In carcere è finito il presunto capo dell’organizzazione, Edmond Gjini, 30 anni, albanese, il fratello Albert di 40 anni, Ylli Lala, 37 anni e il fratello Emirjon, 25 anni, già in carcere per spaccio di droga e per un tentato omicidio accaduto in via delle Trincee a Savona. In manette un egiziano soprannominato “Amedeo”, 32 anni, con l’obbligo di firma e infine un collaboratore dei due fratelli Gjini, un uomo di 32 anni, ancora latitante. Di questi due la polizia ha preferito non fornire le generalità. Altre otto persone sono state denunciate, quattro sono albanesi e quattro italiani.

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