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Mesi di allenamenti nel pantano ed oggi lo sfratto fino a settembre: l’odissea del Savona Rugby

Savona. “Il rugby è la poesia del sacrificio”. Così Andrea Lo Cicero, recordman di presenze nella nazionale italiana con 103 gettoni, ha definito lo sport della palla ovale, con una citazione divenuta nota.

La pratica sportiva è sempre sinonimo di sacrificio, se svolta con impegno, perché costringe ad una costante dedizione e alla rinuncia di altri divertimenti e passatempi per poter arrivare ad ottenere risultati migliori. Nel rugby il sacrificio viene espresso all’ennesima potenza, sia sul piano fisico che su quello mentale. Ci si sacrifica per la squadra, affinché possa raggiungere l’obiettivo.

Sacrificarsi fa parte del gioco e se qualcuno sul campo non lo fa, ne risente l’intero collettivo. Nel rugby si lotta per ottanta minuti e, essendo uno sport di contatto, sul rettangolo di gioco bisogna saper soffrire e stringere i denti. Le sue caratteristiche lo rendono uno sport da “duri”.

Soffrire fa parte del gioco, ma entro certo limiti. Una sofferenza legata a motivi diversi è quella che stanno vivendo gli atleti del Savona Rugby. A partire dalla giornata di domani, non disporranno più del loro campo di casa, quello della Fontanassa. Lo riavranno solamente ai primi di settembre.

Il Comune, infatti, dovrà compiere alcuni lavori per poter ospitare un paio di eventi di atletica leggera. “Per noi è una follia – dichiarano con rammarico i dirigenti del Savona Rugby -. Abbiamo circa duecento atleti e la nostra stagione è ancora in corso. Alcune nostre squadre giocheranno ancora fino a maggio, altre fino ai primi di giugno”.

Domenica il Savona giocherà in trasferta la partita dei playoff, che ha raggiunto classificandosi secondo nel campionato di Serie C. “Ma se facevamo due soli punti in più, questa partita avremmo dovuto giocarla in casa – sottolineano i dirigenti biancorossi -. Come avremmo fatto? Ci riteniamo fortunati ad aver un impianto dove giocare nella nostra città, però, obiettivamente, quest’anno abbiamo praticato il nostro sport in condizioni pietose, saltando spesso gli allenamenti”.

“L’impressione è che quando è stato rifatto il fondo della Fontanassa, i livelli siano stati calcolati male. E’ stato così necessario rialzare il campo di una trentina di centimetri – spiegano -. E’ stato fatto utilizzando una terra argillosa che lo rende un pantano quando piove o duro come il marmo con il tempo asciutto. Erba non ce n’è più, resta solamente ai quattro angoli”.

La ristrutturazione dell’impianto era stata completata meno di un anno fa, nel maggio del 2012, con la sostituzione della gabbia dei lanci, della pedana del lancio del giavellotto, della pedana del salto in lungo e la messa in sicurezza della parete rocciosa posta sul lato nord, interessata da una frana. Infine, era stato potenziato l’impianto elettrico. Si era poi proceduto al completo rifacimento dell’anello dedicato alla pista di atletica leggera.

Ora è già tempo di nuove ristrutturazioni e a farne le spese sono i ragazzi della palla ovale, che per la maggior parte hanno un’età compresa tra i 7 e i 20 anni. Il Comune di Savona, comunque, non lascerà per strada gli atleti della società del presidente Dario Ermellino. A partire da domani, potranno allenarsi su campi alternativi.

“Ringraziamo il Comune per aver cercato di trovare una soluzione – proseguono i dirigenti savonesi -. Però, per noi, questa situazione è veramente dura. Ci dovremo allenare in campetti molto piccoli e solamente un’ora, al mercoledì sera, avremo a disposizione un campo a undici. In questi mesi non avremo la possibilità di giocare tornei amichevoli e per tutte le nostre squadre giovanili che devono ancora terminare i rispettivi campionati dovremo chiedere ospitalità in altre strutture o l’inversione dei campi. Saremo così costretti ad affrontare ulteriori spese e trasferte. Comprendiamo l’importanza delle gare di atletica, ma trovarci senza campo in piena primavera per noi è un danno enorme”.

Oggi i dirigenti del Savona Rugby stanno ritirando le proprie attrezzature dalla Fontanassa e la saluteranno per parecchi mesi. “La pazienza delle famiglie, specialmente di quelle dei più piccoli, è stata ammirevole” spiegano, riferendosi ai tanti allenamenti svolti nei mesi scorsi in condizioni pessime. Ora ci vorrà un’altra elevata dose di pazienza e la società savonese dovrà stringere i denti per tenere unito il gruppo e continuare a lavorare senza il proprio campo.

In Liguria, oggi più che mai, in tempi di impianti malridotti, assenza di sponsor e crisi di vocazioni tra i giovani, lo sport è sacrificio. Lo è per i giocatori, ma forse ancor più per i dirigenti che devono fare i conti con continue difficoltà che rischiano di minarne passione e volontà.

Commenti

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  1. Scritto da Valbormida88

    se l’attegiamento dei rugbisti è da maiali, quello dei calciatori e dirigenti com’è da considerare allora?

  2. Scritto da El Rey del Mundo

    Beh possono tranquillamente continuare gli allenamenti in qualche ampio porcile presente sicuramente in Val Bormida, a pochi km da Savona: del resto non trovo molta differenza tra un gruppo di maiali e un gruppo di rugbisti: non tanto per il gioco duro svolto nel fango bensì per i modi e gli atteggiamenti da “maiali” dei partecipanti.
    Saluti e mi raccomando: mangiare e sopratutto bevete meno alcolici e vino: fa male agli “atleti” (?).