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La Condotta Slow Food Valbormida riscopre l’antica coltivazione del “moco” foto

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Valbormida. Il “moco”, molto simile ai ceci, è al centro della ricerca storico-gastronomica della Condotta Slow Food della Valbormida.

Il ”moco” dalla fine dell’Ottocento a metà Novecento (tracce fino al 1942) era presente nella Valbormida; la sua coltivazione era diffusa in molti Comuni della valle in particolare sulle alture di Cairo Montenotte nella zona dei Basili e dei Citti (sopra località Sant’Anna) ed a Cengio, in frazione Rocchetta. Tanto che fra gli appellativi usati negli anni ’30 e ’40 per indicare gli abitanti della frazione vi era “cui ed rucchetta mangia mochi”.

Testimonianze di anziani riportano come proprio negli anni di maggior carestia veniva coltivato questo legume che non richiedeva particolari cure e cresceva in terreni poveri, anche sul tufo. Il moco era persino mangiato crudo, ancora verde, liberato dal baccello.

Le ricerche storiche hanno portato a ritenere che il moco valbormidese fosse una varietà di Cicerchia (Lathyrus sativus), una specie autoctona originaria del bacino del Mediterraneo, dotata di notevole rusticità e resistenza al secco, spesso destinata a terreni poveri. (in alcuni testi di agraria il termine moco è associato ad una varietà di cicerchia).

Nel febbraio dello scorso anno è stato possibile ottenere una piccola quantità di semi, sufficienti per avviare un progetto di recupero colturale coinvolgendo un certo numero di persone disposte a valorizzare il moco e che si sono impegnate a conferire alla Condotta Slow Food la produzione 2013 al fine di sviluppare nel 2014 una produzione sufficiente per riportare nelle cucine e sulle tavole questo cereale.

Il 10 aprile la Condotta Slow Food presenterà il progetto, con la consegna di buste con istruzioni e bustine con 60 semi

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