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La Basilica di Pietra torna a splendere dopo il lungo restauro: 1,4 mln messi da parte con piccole donazioni foto

Pietra Ligure. E’ il cuore monumentale di Pietra Ligure: la Basilica di San Nicolò alle porte dell’estate vede completare la lunga e laboriosa operazione di restauro. Una serie di cantieri che si sono succeduti negli anni per il costo complessivo di 1 milione e 400 mila euro, accumulati grazie alle piccole donazioni dei fedeli e alla perseveranza di don Luigi Fusta.

Spiega don Fusta: “Il restauro è partito dal 1999. Dopo un anno si è realizzata la copertura del tetto della chiesa, poi si è proceduto alla ristrutturazione esterna delle pareti. Dal 2009, quindi, con gli interni asciutti e al riparo delle intemperie, si è andati avanti con il ripristino del presbiterio e delle due cappelle laterali e la posa in opera dell’imponente altare maggiore, donato dal vescovo, che prima era nella cattedrale di Albenga”.

“I lavori – aggiunge – sono proseguiti sulla facciata, che è stata illuminata con i due campanili; è stato installato un nuovo impianto contro i danni dei piccioni. Dall’ottobre 2011 è stato posto un impianto di deumidificazione globale, poi si sono sostituiti tutti i marmi della zoccalatura interna e sono stati ridecorati i capitelli. Infine in questi ultimi mesi si è proceduto al restauro del medaglione della volta, che raggiunge i 56 metri per 28, raffigurante il paradiso. Per questo lavoro è stata utilizzata un’enorme impalcatura”.

“E’ stata pure restaurata la cassa dell’organo con il cambio del motore che dava cenni di debolezza; inoltre – prosegue il prevosto – è stato riportato allo stato originale il battistero e sono stati restaurati i vari quadri, tra questi il bellissimo crocifisso del Maragliano”.

La Basilica costruita dai pietresi per celebrare il miracolo della liberazione dalla peste avvenuto l’8 luglio 1525 tornerà presto a splendere nella sua interezza. Un risultato reso possibile dagli atti di generosità degli stessi parrocchiani, senza grandi aiuti dall’esterno.

Sottolinea il prevosto: “Nessun ente ha dato fondi, né banche né Comuni né organizzazioni. E’ stato il frutto della parsimonia di 15 anni della mia permanenza qui, un po’ come le formiche, grazie alle piccole offerte messe da parte per realizzare quest’opera”.

“Nessuna grande offerta, ma piccole donazioni che risparmiando di anno in anno hanno consentito questo importante restauro. Ho sempre messo tutto a disposizione di quest’opera – conclude don Fusta – Potrebbe arrivare qualche grande donazione, ma forse per ora il cuore non è ancora stato toccato”.

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