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Grand Hotel Alassio, Melgrati in tribunale: “Opera di interesse pubblico, c’era il sì dell’ufficio tecnico”

Alassio. Marco Melgrati, ex primo cittadino di Alassio e attualmente consigliere regionale del Pdl, è stato ascoltato stamattina nell’ambito del processo per i lavori al Grand Hotel di Alassio, in cui è imputato.

“Era un’opera di grande interesse comune ed era da 40 anni una vergogna per la città – ha detto in quella sede Melgrati – Recuperarlo era un intervento fondamentale per la città, ma comunque non spettava a me sospendere i lavori, era un compito dell’ufficio tecnico”. L’ex sindaco alassino ha dunque difeso prima di tutto il lavoro di restyling e poi ha chiarito la sua estraneità ai fatti.

Melgrati, che è a giudizio insieme all’ex vicesindaco Giovanni Aicardi, all’ex assessore all’Urbanistica Marco Salvo e al professionista Felice “Giampiero” Dotti, ha scelto di essere ascoltato e ha cercato di chiarire la sua posizione. Il consigliere regionale, di fatto, ha fornito tre osservazioni ai giudici: prima ha parlato dell’interesse pubblico dell’intervento, poi ha precisato che c’erano pareri positivi dell’Ufficio tecnico e di alcuni consulenti sui lavori da eseguire ed infine ha puntualizzato che le varianti rispetto al progetto iniziale non sarebbero state rilevanti e non avrebbero richiesto nessuno stop del cantiere.

“In ogni caso non sarebbe spettato al sindaco sospendere i lavori” ha aggiunto il legale di Melgrati, l’avvocato Franco Vazio. Dopo di lui in aula è stato ascoltato anche Dotti che si è limitato a spiegare di aver avuto solo un ruolo di consulente nell’intervento. L’ex sindaco e gli altri tre imputati sono accusati, in concorso, di abuso d’ufficio. Per la Procura infatti gli amministratori ed i tecnici del Comune di Alassio non avrebbero bloccato i lavori relativi alla riqualificazione del Grand Hotel, di costruzione di un parcheggio interrato in piazza Partigiani e di costruzione di un centro talassoterapico nell’area “Giardini Cavalieri di Vittorio Veneto” quando invece avrebbero dovuto farlo, con l’intento di favorire l’impresa che aveva vinto la gara d’appalto.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti nel corso dei lavori, rispetto al progetto originale, sarebbero state fatte delle modifiche che non dovevano essere permesse perché prive dei titoli autorizzativi necessari. La tesi difensiva degli imputati, assistiti dagli avvocati Franco Vazio (Melgrati, Aicardi e Salvo), Fausto Mazzitelli (Lagasio) e Mariangela Piccone (Dotti), aveva sottolineato come nelle delibere comunali che autorizzavano i lavori fosse specificato che l’impresa costruttrice otteneva il benestare del Comune ma doveva munirsi di tutte le autorizzazioni necessarie. Il processo è stato rinviato per la discussione al prossimo 25 settembre.

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