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Falsa vendita di un alloggio per erogare un prestito ad usura: chieste condanne a 3 e 6 anni

Albisola S. Sono accusati di aver messo in piedi un complicato meccanismo di prestito a usura, stipulando la falsa vendita di un appartamento ad Albisola Superiore, di proprietà della vittima, e minacciando quest’ultima di cacciarla dall’alloggio se non avesse pagato un affitto mensile di 550 euro. Oltre a quello c’erano poi le rate del pesante mutuo (95 mila euro) contratto per pagare il fittizio riacquisto dell’immobile.

Per questa vicenda sono finite a giudizio due persone, Giacomo Ernesto Rancati e Maria Antonietta Zuccarello, difesi dagli avvocati Levrero e Alpicrovi. Questa mattina in tribunale per loro il pm Ubaldo Pelosi ha chiesto una condanna a tre anni per Zuccarello, che deve rispondere di usura, e una a sei anni per Roncari, accusato anche di estorsione. Il processo è stato poi rinviato all’8 maggio per le repliche della difesa e, salvo ulteriori rinvii, la sentenza.

Secondo quanto ricostruito la vittima dell’episodio di usura aveva bisogno di un prestito di 50 mila euro per ripianare alcuni debiti, anche di gioco. Per gli inquirenti Rancati gli propose di vendere l’alloggio di Albisola alla Zuccarello per 120 mila euro (vendita registrata presso un notaio) consegnandogli soltanto 49 mila 500 euro. Al tempo stesso la convivente dell’uomo venne costretta a firmare una scrittura privata impegnandosi ad acquistare lo stesso alloggio per 122 mila euro, di cui 95 mila da pagarsi con un mutuo nel frattempo acceso presso una banca. In sostanza, per avere i 49 mila euro che gli servivano, la vittima secondo l’accusa avrebbe dovuto sborsarne piu’ del doppio, pagando per molti anni le rate del mutuo oltre, addirittura, a un canone d’affitto per poter abitare in casa sua.

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