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Due patteggiamenti e 4 rinvii a giudizio per il crac dell’agenzia “Liguriassicura” di Albenga

Savona. Due patteggiamenti, un’assoluzione e quattro rinvii a giudizio. Si è chiusa con questo esito l’udienza preliminare per la vicenda della truffa e del crac dell’agenzia “Liguriassicura” di Albenga. A definire il patteggiamento (che era già stato concordato tra le parti) davanti al giudice Fiorenza Giorgi sono stati Angelo Parodi e la sua socia Sonia Albano condannati rispettivamente a due anni di reclusione e ad un anno e tre mesi. Per le altre persone finite nei guai per la vicenda del maxiraggiro, i figli di Parodi Michael e Mattia, Salvatore Galati, di Albenga, e Maria Antonietta Galati, di Borghetto, è invece arrivato (come richiesto dal pm) il rinvio a giudizio. Il processo prenderà il via il prossimo 2 ottobre.

Di questa storia si erano occupate perfino le telecamere delle Iene che, qualche mese fa, avevano inseguito a lungo Angelo e Michael Parodi, padre e figlio, che si erano accusati a vicenda di essere i protagonisti del colossale raggiro. Polizze Rc Auto false, a centinaia, forse più; un milione e mezzo di euro investiti in polizze vita, spariti nel nulla; il rischio per centinaia di automobilisti che hanno circolato per mesi, in alcuni casi anche anni con i loro veicoli credendo di essere assicurati (e non lo erano). Una maxitruffa che gli inviati di Italia Uno avevano intitolato “Scappati con la cassa”.

Il “grosso” dell’inchiesta, per i soli capi d’imputazione, occupa 33 pagine la cui lettura è illuminante, ancorché prodotta “soltanto” dall’accusa. Ai sei indagati principali viene contestato, ad esempio, di aver falsificato i certificati d’iscrizione al club “Ruote d’Epoca Riviera dei Fiori” per ottenere assicurazioni a prezzi ridotti per inesistenti veicoli d’epoca. Il tutto per circa 250 assicurati.

Soltanto di premi incassati dai clienti e mai trasmessi alle varie compagnie assicurative per polizze Rc Auto, quindi, inefficaci, i Parodi & C. sono accusati di aver intascato circa mezzo milione di euro, raggirando una novantina di assicurati e le stesse compagnie: Milano, Ergo, Quixa, Duomo, Fondiaria. Ma il “colpo grosso” sarebbe stato le polizze vita e gli investimenti. Qui le somme ricevute dai clienti variano dalle poche migliaia di euro a versamenti da 150-200 mila euro alla volta. Sommando i vari capi d’accusa si arriva a un milione e mezzo di euro.

L’assoluzione (“perché il fatto non sussiste”) è stata pronunciata invece per l’avvocato albenganese Alessandro Cocco, assistito dal collega Carlo Manti, che in un primo momento sembrava coinvolto nella vicenda, seppur con una posizione marginale. Al legale, che divideva l’ingresso dello studio con Parodi e soci, era contestata l’accusa di aver trattenuto la documentazione medica di una cliente. Cocco aveva chiesto di essere giudicato con un rito abbreviato condizionato e la testimone sentita nel processo ha confermato che il professionista “si è sempre comportato correttamente”.

“Ero fiducioso e sapevo che la mia posizione si sarebbe chiarita visto che ho sempre lavorato correttamente” ha commentato Cocco dopo il verdetto. Il legale, in relazione alle accuse che gli venivano contestate, aveva precisato così la sua posizione: “Ciò che in realtà è accaduto è che una cliente per la quale seguivo le pratiche inerenti due incidenti stradali, non reperendomi sul cellulare nel mese di agosto, periodo di sospensione feriale dei procedimenti giudiziari quindi per gli avvocati ferie, presentava denuncia qualificata quale appropriazione indebita di documentazione medica. Nel mese di settembre, preso contatto con detta cliente, chiarivo con la stessa la situazione e ricevevo conferma dell’incarico. Procedevo infatti alla definizione di una delle due pratiche ed instauravo azione giudiziaria per la seconda. La stessa cliente mi confermava la remissione della querela portata però avanti dalla Procura in quanto procedibile d’Ufficio”.

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