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Derubavano ignari automobilisti: 2 patteggiamenti e un rinvio a giudizio per la banda del “tampona e fuggi”

Albenga. Due condanne con il rito abbreviato e un rinvio a giudizio. Si è chiusa con questi verdetti l’udienza preliminare per la vicenda dei rapinatori seriali che agivano con la tecnica denominata “tampona e fuggi” ai danni di ignari automobilisti. Questa mattina il gip Emilio Fois ha condannato con il rito abbreviato due persone, Evaristo Shametaj, albanese di 27 anni, e un marocchino, Achraf Hachad, di 33, che secondo l’accusa avevano messo a segno, nei primi mesi del 2012, almeno sette colpi tra Loano e Albenga insieme ad altri due albanesi, Altin Pasha, 23 anni e Almir Ginaj, di 22.

Ad Hachad è stata inflitta una condanna a tre anni di reclusione e 1000 euro di multa, a Shametaj invece una pena di 5 mesi e 20 giorni di reclusione e 200 euro di multa (pena sospesa). Ginaj è stato invece rinviato a giudizio e il processo inizierà il prossimo 2 ottobre. Per la stessa vicenda, nelle scorse settimane, Pasha aveva invece patteggiato cinque anni di reclusione e 800 euro di multa.

La tecnica usata dalla banda era quella tipica delle “banlieues” d’oltre Manica: i delinquenti tamponavano l’auto che li precedeva e, quando il malcapitato scendeva dalla macchina per accertarsi del danno, veniva aggredito con calci e pugni e rapinato degli effetti personali e della vettura. I ladri si servivano poi dell’auto rubata per colpire una seconda volta e cambiare così il mezzo per evitare di essere identificati, visto che i colpi si verificavano ogni due giorni.

Gli uomini del Nucleo Operativo della Compagnia di Albenga avevano lavorato senza sosta su piccoli indizi lasciati dai malviventi (anche perché in alcuni casi agivano a volto scoperto), e dopo alcune settimane era arrivata la svolta da un’impronta lasciata su una delle macchine rubate: prima con il fermo ventenne albanese Pasha (in un primo momento fuggito nel suo Paese, ma poi tornato a Genova dalla fidanzata) e poi con l’individuazione degli altri complici.

 

Commenti

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  1. Scritto da Pisolo

    Non ė giusto condannare questi poveri ragazzi che non trovano lavoro e chiaramente si mettono a fare quello che fanno.Poi condannarli a 5 mesi e ben 200 euro ( pena sospesa ) ė una vera ingiustizia …..diamogli un lavoro in comune! Poi una volta sveglio mi ė venuto in mente che forse io avrei dato loro anche qualche soldo per le piccole spese….