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Consiglio regionale, il punto del presidente Burlando sulla crisi: “Pagare le imprese ed i crediti Iva”

Liguria. La seduta del Consiglio regionale di oggi è stata aperta con le comunicazioni del presidente della giunta, Claudio Burlando. “Ci troviamo in una crisi drammatica – ha esordito -. La nostra generazione non ha mai conosciuto le difficoltà con le quali ci stiamo confrontando. La crisi è iniziata nell’autunno del 2008: non si tratta di una di quelle crisi cicliche che vanno e vengono. Siamo in una fase in cui una parte del mondo, alcuni Paesi europei, quelli del Mediterraneo, nello specifico, ha smarrito i meccanismi della crescita e via via dell’occupazione. Abbiamo quindi cercato, con l’iniziativa di cui stiamo parlando, di affermare: la crisi può finire soltanto se facciamo delle cose coerenti per farla finire”.

Burlando ha quindi esaminato le radici dell’attuale fase di stallo, di recessione economica: “Dopo il boom economico si è pensato fosse conveniente per l’Occidente produrre in paesi a basso costo di manodopera, ad esempio nei Paesi del Nord Africa o in Albania, immaginando che il ciclo economico governato con bassi costi in quei Paesi potesse reggere su un’economia terziaria. Ma si è verificato che questo meccanismo non funziona, che i Paesi cominciano a produrre per conto terzi, in maniera autonoma e che man mano essi stessi diventano protagonisti di una crescita molto forte. Si sono, dunque, create nuove attrazioni di forze mondiali produttive, economiche, finanziarie e di esportazione, indebolendo fortemente altre aree storicamente forti del mondo e noi siamo nel pieno di questa difficoltà. La disoccupazione ha raggiunto l’11,7 per cento, soltanto nell’ultimo mese si è registrata una lieve diminuzione all’11,6 per cento. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 38,7 per cento: cifre che nono conoscevano dal 1992. E’ apparso evidente, in questi ultimi due anni, che un tentativo di risanamento finanziario, non associato a politiche di coesione e di crescita, ha generato solo qualche fenomeno di miglioramento dei conti pubblici, ma ha creato recessione e fenomeni di povertà che non sono più sostenibili. E’ stato messo in campo – e arriviamo ai giorni nostri – il meccanismo di non pagare i debiti che ha completamente bloccato un pezzo consistente dell’economia italiana e provocato chiusure, licenziamenti e la crescita al ricorso della cassa integrazione. E’ evidente che è impossibile sorreggere un tessuto economico con un situazione del genere, tanto più che le banche non vogliono o non possono dare credito. Fino a un po’ di tempo fa chi aveva crediti con la Pubblica amministrazione si rivolgeva alle banche che scontavano le fatture, adesso in massima parte questo meccanismo si è fermato. Il governo – ha proseguito – ha varato sabato un decreto che sblocca 40 miliardi in due anni. A questo punto si apre un altro problema, quello del famoso tetto dell’indebitamento fissato dall’Unione Europea. Il rischio, adesso, è che se si riapre questa valvola il Governo voglia tornare in equilibrio sul fronte della spesa riaccendendo una spirale di tagli, di contenimento, che sulla Sanità, sul Trasporto locale ha già prodotto guai molto consistenti”.

Il presidente ha, quindi, annunciato: “L’Agenzia delle Entrate sta cominciando a sbloccare un po’ di crediti Iva e ci ha assicurato che nei prossimi giorni fornirà un elenco delle imprese coinvolte per sapere a quanto ammonta il credito medio che può essere onorato, quali sono i tempi in cui tutto questo processo può avvenire e qual è la massa monetaria che si metterà in movimento. Anche questa seconda operazione mette in circolo una certa mole di risorsa. Ma intanto i danni prodotti sono stati molti: si deve sperare che questo ossigeno farà crescere fiducia e investimenti. Nel decreto del Governo dovrebbe trovare posto anche il provvedimento salva Province. Le Province liguri, infatti, hanno subito un taglio sbagliato. Nel budget sono stati conteggiati anche i fondi che noi, Regione, diamo per gestire i fondi europei per la formazione e anche quelli per il trasporto pubblico locale. Il governo si era impegnato a correggere questa stortura che sviluppa 22 milioni di euro che, sommati ai 6, 7,8 milioni che noi riusciamo a erogare per pagare i costi che le Province hanno per gestire il Fondo sociale, arrivano a 28-30 milioni”.

Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga, Burlando ha spiegato: “Noi possiamo pagare gennaio e febbraio nei prossimi giorni. Siamo ragionevolmente certi di avere risorse per marzo, pagando a fine aprile. Ma senza un decreto che rifinanzi gli strumenti in deroga del mese di aprile noi siamo impossibilitati a far fronte a questa situazione”.

Burlando ha quindi proseguito: “Credo occorra ora puntare sui punti di forza di ciascuna regione. Il nostro è il “cluster” logistico marittimo e portuale: i porti liguri danno all’erario cinque miliardi di euro all’anno di accise e hanno una potenzialità di banchina già in essere o possibile tale da poter raddoppiare l’operatività e, quindi, questo gettito. E è stato significativo sentirsi rispondere da un grande operatore, secondo al mondo, che in questo Paese – ma non solo – si è completamente fermato il rapporto tra imprese e banche. Su questo argomento abbiamo pensato a un’iniziativa, da tenersi a maggio, alla quale, oltre alle banche, invitiamo la Cassa depositi e prestiti, che ha grandi masse di risorse accumulate, per capire se non si possa riattivare un canale positivo anche tra un credito particolare, come la Cassa depositi e prestiti, e le imprese che vogliono investire. Una società vecchia e opulenta può anche permettersi di non sporcarsi le mani con l’industria e con i porti, perché tanto di suo sta già a posto; poi, però c’è una società sotto che, per classi sociali o per generazioni di età, se ne sta andando via e non vanno via persone poco qualificate ma altamente qualificate”.

Burlando, dopo aver ribadito che si seguiranno tutte le possibilità di effettuare investimenti, ha criticato, definendo lunare l’idea “di un Paese che contrasta tutte le grandi opere. Bisogna dare un giudizio su ogni singola opera. Nella logistica europea si sta affermando l’idea di un corridoio nord-sud tra i grandi porti che movimenterà sempre più le merci”.

Burlando ha quindi elencato i punti, alcuni già ampiamente avviati, che a suo avviso vanno realizzati: “Pagare i lavori che le imprese hanno compiuto e i relativi crediti Iva; rifinanziare gli ammortizzatori; ferrovie e in particolare il Valico su cui oggi incontriamo Comune, Regione, Sindacati e Confindustria per capire quanti lavoratori possono andare a lavorare lì. Quarto punto è Fincantieri, che da marzo prossimo inizierà a produrre una nave da crociera da 300 milioni di euro; occorre poi un compenso agli investimenti sullo “shipping”, ricordo che da domenica 7 La Spezia ospita le navi da crociera, non in rada, ma sul molo e si prevede l’arrivo di 240.000 persone. Se siamo bravi un po’ di gente resterà in Liguria. Occorrono poi interventi autostradali, tutti ormai definiti, tranne uno: aspettiamo la via per la Gronda e poi si aprirà la discussione anche su quell’opera. Settimo punto è il Polo di Erzelli: stasera incontreremo il rettore dell’università e nelle varie iniziative intraprese è emersa una volontà comune di chiudere questa partita così importante per affiancare a un polo di aziende un polo scientifico in cui ci possa essere Università, CNR, ITAE, incubatore, case per studenti. C’è poi la nautica: siamo impegnati nell’operazione “Baglietto-Azimut” Abbiamo faticosamente convenuto di creare un settore nautico dimagrito, ma di crearlo comunque. È chiaro che senza un nautico dimagrito la Fiera non riesce a stare in piedi. Dovremo capire come si può fare affinché tutti i lavoratori della Fiera possano avere una continuità occupazionale. Il nono punto è la filiera agroalimentare: la legge è appena arrivata in Consiglio e vorrei che la approvassimo in tempi anche abbastanza rapidi. L’ultimo punto è legato al turismo. Questa è una filiera che in Regione è veramente molto importante. Sono convinto che abbiamo fatto bene come Giunta ad aprire questa discussione e credo sia giusto adesso farne oggetto di discussione in Consiglio, anche se su molti di questi temi abbiamo lavorato abbondantemente”.

Il presidente ha, infine, annunciato tre iniziative che la giunta intende attuare: “Una certamente con la Lombardia, e forse anche con il Piemonte – ha detto – per discutere di portualità e retro-portualità. Maroni ha dato la sua adesione e fisseremo una data quanto prima. La seconda, come ho già annunciato riguarda lo “shipping” (credito). La terza riguarda il settore lavoro e industria”.

Commenti

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  1. hi-tech
    Scritto da hi-tech

    I fornitori di beni e servizi fatturano le loro prestazioni agli enti pubblici.
    Gli enti non pagano nei tempi con cui i fornitori pagano i loro fornitorie accusano tempi lunghissimi di 6/8 mesi e oltre.
    Gli imprenditori i quali hanno esposizioni bancarie su fido nel frattempo stanno pagando i loro fornitori e i costi del personale (paghe e contributi).
    Su questi denari avuti in prestito dalle banche ci pagnao gli interessi.
    Dato che non ottengono il pagamento dagli enti si fanno anticipare dalla banca i denari a fronte facendosi scontare le fatture su un conto di sconto, sul quale, ovviamente ci pagano altri interessi passivi.
    Chi ci guadagna da questa catena di Sant’Antonio? LE BANCHE.
    Cioè quella parte di mondo economico no propriamente definibile settore produttivo.
    Se gli enti pagassero a 90 giorni gli imprenditori salderebbero i loro fornitori entro i tempi canonici concordati e il cerchio si chiuderebbe senza disturbare le banche.
    Cioè quella quota di interessi passivi generati dal giochetto non finirebbe nelle tasche dei banchieri, rimandendo in quelle degli imprenditori, cioè nell’ECONOMIA PRODUTTIVA REALE.
    Gli imprenditori si trroverebbero a dover anticipare soltanto i denari relativi alle paghe e contributi.
    Troppo sempice….
    Sono decenno che questo girone dantesco và avanti così, facendo ingrassare gli istituti di credito.
    A pensar male verrebbe il sospetto che tale prassi si sia consolidata proprio in funzione del “guadagno” degli istituti bancari.
    Ora, questa anomalia del ciclo produttivo inizia a diventare insostenibile, visto che troppe imprese sono fallite per soddisfare i guadagni del settore bancario.

    Credo che in molti settori economici sia giunto il momento di scrollarci di dosso un pezzo di filiera che stà diventando un po’ troppo onerosa da mantenere.
    Si può farne a meno o quantomeno limitarne l’utilizzo.
    COme del resto nel settore agricolo: possibile che un pomodoro pagato una miseria al PRODUTTORE, il contadino, debba subire un viaggio transoceanico per dover mantenere una filiera infinita, dove tutti debbono trarre guadagni, per arrivar esulle tavole del consumatore a prezzi improponibili?
    C’è qualcosa che non va in questa economia dove molti attori della vicenda di questa filiera presa ad esempio, non l’hanno neppure visto, quel pomodoro.
    Lo hanno soltanto descritto in una fattura…..

    Morale: vado a comprarmelo da solo dal contadino, il pomodoro, e glielo pago in contanti, dopodichè me lo mangio.