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Commercio, aperture selvagge e precarietà: la denuncia della Fisascat Cisl

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Anche nel corso del 2013, che si preannuncia anno nuovamente difficile per il settore commerciale, la Fisascat Cisl denuncia con forza le problematiche che affliggono il settore ed in particolare i lavoratori in esso occupati.

A seguito, infatti, dell’entrata in vigore dei contenuti delle leggi sulle liberalizzazioni commerciali si è creata nel tempo una sorta di rincorsa al prolungamento delle aperture giornaliere, domenicali e festive della quale subiscono le conseguenze i lavoratori impossibilitati a programmarsi una vita normale soprattutto in assenza di servizi ed assistenze mirate.

Mentre da un lato, infatti, la crisi ha determinato la chiusura di negozi e catene commerciali dall’altro la ricerca del profitto o della difesa dello stesso, nel modo più semplice (aumento delle aperture e contrazione degli organici) e non nell’ambito di una politica commerciale programmata, ha determinato l’aumento delle ore e delle giornate lavorative per i lavoratori occupati a scapito di un’occupazione complessiva nel settore che non cresce bensì si contrae. A fronte, infatti, di catene commerciali che aumentano le aperture con la medesima forza lavoro, non reggono i piccoli o medi esercizi commerciali fuori e dentro i parchi o centri commerciali.

“Per questo – si legge in una nota Fisascat (Federazione Lavoratori Commercio Turismo Servizi) – siamo nuovamente a richiedere un intervento delle amministrazioni su questo tema che, se da un lato sappiamo essere impotenti di fronte a leggi dello Stato che permettono aperture selvagge, hanno però la possibilità e anche, ci sentiamo di dire, la responsabilità di provare a rilanciare una ‘concertazione’ territoriale finalizzata ad individuare, per via pattizia, regole condivise di programmazione del comparto attraverso il coinvolgimento delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali del settore”.

Mesi fa le organizzazioni sindacali unitariamente avevano inviato a tutte le associazioni datoriali un documento di discussione finalizzato ad innescare un confronto su questi temi, ma l’invito è caduto nel vuoto, non si sarebbe registrato interesse da parte di nessuna associazione mentre, in piena autonomia, tutti i soggetti continuerebbero a denunciare problematiche senza provare ad individuare soluzioni.

“Siamo di fronte, quindi, ad un altro anno in cui i lavoratori del settore commerciale saranno obbligati a lavorare 52 domeniche e la maggior parte dei giorni festivi senza garanzie di nessun tipo, salvo che nelle catene più grosse dove la programmazione degli orari e dei turni in qualche modo aiuta a distribuire il disagio – si legge ancora nella nota – Al problema delle aperture selvagge, che di per sé non aumentano le entrate ma distribuiscono diversamente le vendite soprattutto in un periodo di crisi, si è inoltre aggiunto quello della chiusura di molti esercizi commerciali anche all’interno dei centri e dei parchi commerciali a fronte della difficile situazione in cui versa il comparto (basti pensare a quante ore di cassa integrazione e mobilità in deroga sono state richieste de autorizzate per aziende del settore nell’ultimo anno)”.

“Evidentemente questo fenomeno oltre a contribuire ad aumentare la disoccupazione determina una forte precarietà dei contratti di lavoro nel settore. Per contrastare anche questo tipo di precarietà, che si aggiunge a quella determinata dall’attivazione di contratti di lavoro poco regolari o del tutto irregolari, come FISASCAT CISL siamo a proporre un “contratto di lavoro di sito o di bacino” da definire magari nell’ambito di una contrattazione di 2° livello oramai alle porte”.

“L’idea è quella che l’assunzione venga effettuata dagli esercizi commerciali presenti nel centro, nel parco o nel bacino commerciale sulla base di un contratto e di regole comuni concordate con chi gestisce l’assegnazione degli spazi, con chi governa la programmazione commerciale o con chi rappresenta il settore sul territorio, e che in caso di cessazione di attività il lavoratore possa essere riqualificato e proposto alle aziende subentranti nell’ambito di un percorso professionalizzante e stabile nel tempo” recita la nota Fisascat.

“Sappiamo come, anche nel settore del commercio, si debbano sviluppare competenze specifiche rispetto alla tipologia merceologica che viene trattata, ma attraverso il “contratto di sito o di bacino” sarà possibile sviluppare professionalità complete e polifunzionali, creare percorsi di stabilità occupazionale, monitorare comportamenti virtuosi e contrastare forme di concorrenza sleale tra aziende determinate da utilizzo fraudolento di forme contrattuali, combattere la precarietà del lavoro nel settore”.

“Attraverso strumenti già messi in campo dall’Ente Bilaterale di settore, inoltre, si potranno creare sinergie per fornire la formazione necessaria per gli aggiornamenti professionali, forme di sostegno al reddito per i periodi di inattività nonché una banca dati di incontro domanda e offerta di lavoro dedicata al settore. Contrattazione decentrata, concertazione territoriale e bilateralità sono gli strumenti attraverso i quali si potranno e si dovranno individuare occasioni di rilancio e di governo di un settore che rischia di soffrire ancora per parecchio tempo: essendo tra gli ultimi che hanno risentito della crisi ma anche tra gli ultimi che beneficeranno dell’eventuale ripresa economica”.

“Su questi temi la FISASCAT CISL è pronta sin da subito a lanciare una sfida alle amministrazioni ed alle associazioni datoriali ed a confrontarsi, possibilmente unitariamente alle altre sigle sindacali, per trovare soluzioni utili ai lavoratori ed alle imprese del settore augurandosi che questa volta l’invito non resti inascoltato” conclude la nota.

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