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Carceri, in Liguria più detenuti rispetto al marzo del 2012

Liguria. 1.881 detenuti, 72 donne e 1.809 uomini; 793 in attesa di un giudizio definitivo e 1.087 condannati. Sono le cifre del sovraffollamento penitenziario ligure al 31 marzo scorso, che vedono tutte le strutture di pena abbondantemente affollate rispetto alle capienze regolamentari. A darne notizia è il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, con il segretario generale aggiunto Roberto Martinelli.

“Abbiamo più detenuti rispetto ad un anno fa, e questo dimostra l’inefficacia delle politiche nazionali in materia penitenziaria. Resta altissima la presenza di detenuti stranieri, tra il 55 ed il 65% a seconda degli Istituti, e dei tossicodipendenti ristretti, oltre il 30%, mentre endemica è la carenza di poliziotti penitenziari, sotto organico di circa 400 unità.”

Sul costante sovraffollamento penitenziario e sugli eventi critici che quotidianamente si verificano nelle oltre 200 carceri italiane (aggressioni, tentati suicidi, suicidi, ferimenti, atti di autolesionismo), Martinelli avanza alcune proposte concrete: “Se la politica volesse intervenire concretamente sull’emergenza carceri, potrebbe farlo subito con 3 provvedimenti, che non ha preso l’attuale Ministro Guardasigilli. Mi riferisco a processi più rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunità di recupero. E’ ovvio che, se come oggi i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volontà politica per farla, che nel nostro Paese non c’è. In Germania è così. Lavorano con soddisfazione perché stare fuori dalla cella dà senso di serenità ed è diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi.”

“Proprio per queste ragioni” – conclude Martinelli – “il progetto dei circuiti penitenziari recentemente prodotto dall’Amministrazione penitenziaria – che vedrebbe il carcere di Chiavari trasformato in Casa di reclusione al posto dell’attuale Casa Circondariale – è in realtà un bluff. Il superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e la maggiore apertura per i detenuti deve associarsi alla necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il Personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza”.

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