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Cantieri ex Baglietto, il liquidatore Galantini: “La soluzione deve passare per forza per Azimut?”

Varazze. Lunga replica del liquidatore dei cantieri ex Baglietto, Federico Galantini, al sindaco di Varazze, Giovanni Delfino. “Vorrei dire che a Varazze c’era solo uno scafo in costruzione che aveva perso l’armatore, per seconda cosa che non ho portato a La Spezia nessuna attrezzatura e nessun macchinario; questi sono ancora a Varazze”.

“Riguardo alla fretta – prosegue – vorrei spiegare al sindaco che una procedura concorsuale, come è quella della ex Baglietto, è una cosa complessa, ci sono molti creditori, nel caso circa 1.500 per una somma di oltre 170 milioni di euro. Fra questi, molte imprese, con a loro volta molti dipendenti e con molti problemi di liquidità, in grave difficoltà (molte di queste sono fallite o ricorse ad altre procedure concorsuali). Quindi non c’è da parte mia da gestire solo il problema del Cantiere di Varazze e dei suoi 27 dipendenti, ai quali comunque si è sempre guardato con attenzione e, se mantengono una speranza di lavoro, è grazie alla società in concordato e grazie anche all’assuntore, e non a chi, con provvedimenti improvvidi, ne mette a rischio il posto di lavoro”.

Poi il nocciolo della questione. “Dopo l’abbandono da parte di Balducci, non potevo permettermi di aspettare all’infinito che arrivasse un compratore che mantenesse l’unitarietà dell’azienda – osserva Galantini – Grazie alla vendita di La Spezia ed anche della barca, che comunque per la procedura rappresentava un peso perché si deteriorava e produceva solo costi, sono entrate delle liquidità che hanno permesso di corrispondere tutti gli arretrati ai dipendenti e di pagare parte dei creditori, professionisti ed artigiani, che da ciò hanno tratto sollievo per le loro aziende già duramente colpite”.

Il liquidatore poi sottolinea di aver portato la manifestazione d’interesse di Monaco Marine: “Garantivano la ripresa immediata dell’attività, nel settore di refitting, garantendo altresì un organico di 36 persone (allora nel cantiere ce n’erano in forza 30); ma tale soluzione non piaceva al Comune, volevano un’attività di costruzione, non di refitting, ed ecco che allora entra in campo Vitelli. Tutti mi chiesero di fare un passo indietro e ridurre le mie pretese e di trovare un accordo, accordo che ho cercato continuamente di trovare però, purtroppo, continuava la tiritera, mentre io pur di accontentare le istituzioni facevo un passo indietro, quando l’accordo sembrava trovato, la volta dopo Vitelli cambiava le carte in tavola aumentando le pretese e via così, con le istituzioni tutte che convocavano riunioni e mi chiedevano di dare ancora tempo a Vitelli, facendo così il suo gioco”.

“Oggi assistiamo ad un altro passo indietro da parte di Vitelli, non nei miei confronti ma verso ie istituzioni, ad un altro diktat: ‘io assumo se…’. Ecco che un’altra volta gli impegni presi vengono ‘rimangiati’, impegni che sono stati considerati premianti i nella procedura di comparazione per assegnare la concessione” dice Galantini.

Quello invece che oggi è certo che si è ignorata l’offerta di una concreta ripresa dell’attività per seguire l’incerto, con quale beneficio? – conclude il liquidatore – Chiedo alle istituzioni, tutte, perché la soluzione della crisi ex Baglietto deve passare per forza per Azimut?”.

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