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Bardineto, titolari di agriturismo indagati per omicidio volontario per morte operaio: udienza rinviata

Bardineto. Si sarebbe dovuto discutere questa mattina, in udienza preliminare, davanti al gup Donatella Aschero, il caso dell’infortunio sul lavoro nell’azienda agrituristica “Fratelli Oddone” di Bardineto costato la vita ad un ventottenne romeno, Gheorge Wladut Asavei. A causa della nomina di un nuovo difensore per gli imputati, l’udienza è stata rinviata al prossimo 4 luglio proprio per consentire al nuovo legale di consultare le carte. Per la vicenda sono imputate con l’accusa di concorso omicidio volontario quattro persone: i titolari dell’agriturismo, i fratelli Angelo, Emilio e Maria Nadia Oddone, e la convivente di uno dei fratelli, Giuseppina Ferrari. Inizialmente il reato contestato era omicidio colposo, ma la posizione degli indagati si era aggravata nel corso delle indagini.

L’inchiesta era partita in seguito all’incidente sul lavoro avvenuto il 27 agosto 2009 nel quale Asavei ha tragicamente perso la vita mentre stava lavorando in un terreno agricolo dell’azienda, con un trattore, insiemo al collega bosniaco Dragan Novakovic, rimasto solo ferito (che in principio era anche stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di favoreggiamento).

Ai fratelli Oddone e a Giuseppina Ferrari viene contestata, oltre a quella di omicidio volontario, anche l’accusa di lesioni a carico di Novakovic. Fin dalle ore immediatamente successive all’incidente per gli inquirenti non era stato facile ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio: i punti oscuri erano molti tanto che la Procura aveva disposto il sequestro anche del ristorante e dell’intera struttura ricettiva dell’agriturismo della famiglia Oddone, compreso il trattore che, secondo quanto ricostruito, è il mezzo che si ribaltò con i due braccianti sopra. L’operaio, ferito in modo grave nel ribaltamento (aveva riportato la frattura dello sterno, della clavicola e di varie costole, una lesione che aveva provocato emotorace e pneumotorace, con un’ampia emorragia interna), era stato trasportato con mezzi privati in ospedale ad Albenga dove era arrivato circa tre ore dopo l’incidente. Secondo la perizia medica chiesta dalla Procura, un soccorso tempestivo avrebbe potuto dargli oltre il 90 per cento di probabilità di salvarsi.

Proprio le versioni sull’incidente e sui successivi soccorsi prestati ai feriti fornite dai titolari dell’azienda e da Novakovic avevano portato gli inquirenti a dubitare sull’esatta dinamica dell’infortunio: ci fu infatti un’incredibile sequenza di contraddittorie dichiarazioni rilasciate dai tre Oddone e da Giuseppina Ferrara agli ufficiali di polizia giudiziaria tra il 27 e il 29 agosto. I quattro hanno dapprima fornito una ricostruzione dei fatti completamente diversa da quella reale e poi hanno provato a modificarla, contraddicendosi tra loro e arrivando addirittura ad attribuire alla vittima, ormai non più in grado di smentirli, la “paternità” del tentativo di confondere le acque. Il tutto, sempre secondo la Procura, per cercare di allontanare da sè ogni sospetto. Cosa inspiegabile visto che i due operai erano assunti regolarmente.

Secondo la perizia del medico legale Lucrezia Mazzarella, la morte dell’operaio va collegata al ritardo e alle modalità dei soccorsi. Se, invece di essere sballottato per circa tre ore su due diversi veicoli, ed essere poi ricoverato in un ospedale non all’altezza della gravità delle sue condizioni, Asavei fosse stato subito “trattato” da personale specializzato e trasferito in elicottero in un centro d’emergenza l'”evento morte sarebbe risultato altamente improbabile”. Di qui l’accusa di omicidio volontario contestata dalla Procura.

Da parte loro gli imputati si erano sempre difesi fornendo delle spiegazioni delle loro scelte: il 118 non era stato allertato per accelerare i soccorsi visto che la zona dove è accaduto il fatto è a sette chilometri di distanza dall’agriturismo e vi si accede solamente con dei mezzi fuoristrada e non ci sarebbe stato lo spazio per l’atterraggio di elicotteri. Inoltre, sempre stando alle dichiarazioni che avevano reso gli Oddone i due operai, seppur feriti, erano coscienti e parlavano e si erano detti d’accordo per venire trasportati in ospedale con le auto. Una versione che evidentemente non ha convinto del tutto i magistrati. Angelo Oddone aveva detto: “Quando mi infortunai io nel 2007, il 118 arrivò dopo tre ore, ecco perchè Vlad in ospedale lo abbiamo portato noi. Per mio figlio farei lo stesso. E poi ero convinto che si fosse fatto poco male”.

La famiglia della vittima, la mamma e due sorelle, assistita dagli avvocati Francesco e Fabio Ruffino, nel frattempo si è costituita parte civile nel procedimento.

Commenti

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  1. folgore
    Scritto da folgore

    Leggere le cose riportate su questo articolo fa accapponare la pelle come soccorritore, come persona e come cittadino, per vedere ancora tanta ignoranza e superficialità nelle pesone nonostante si sia nel 2013. Leggere certi passaggi fa pensare di essere nel Medioevo, ragionamenti così nemmeno nel terzo mondo analfabeta.
    “arrivando addirittura ad attribuire alla vittima, ormai non più in grado di smentirli, la “paternità” del tentativo di confondere le acque”” già di per sè questo è un gesto meschino ma si potrebbe soprassedere se fosse l’unico invece si legge:”il 118 non era stato allertato per accelerare i soccorsi visto che la zona dove è accaduto il fatto è a sette chilometri di distanza dall’agriturismo” quindi chiunque si trovi distante dall’agriturismo è destinato a morire? C’è forse una piazzola per l’elisoccorso o una sala operatoria attrezzata nel locale? Ogni giorno ci sono diecine di interventi per i boschi, a Finale i recuperi in parete dei rocciatori sono all’ordine del giorno e questi sostengono non si riesca a far un recupero nel bosco?
    “vi si accede solamente con dei mezzi fuoristrada e non ci sarebbe stato lo spazio per l’atterraggio di elicotteri” tolto che Sierra 3, la Bianca Albenga la protezione civile ma l’elenco è lunghissimo sono tutte dotate di fuoristrada, bastava allertare il 118 e con un fuoristrada privato portare i militi sul posto per prestare i primi soccorsi in attesa dei “rinforzi” o dell’elicottero, l’elicottero NON DEVE ATTERRARE ma può fare recupero con verricello stando in volo, dimostrazione di più che gli imputati non sanno nulla di soccorso!!!!
    ” due operai, seppur feriti, erano coscienti e parlavano e si erano detti d’accordo per venire trasportati in ospedale con le auto” si e magari hanno pure detto “fermiamoci a prendere un caffè”…ma per favore!!! Mai visto un paziente in quelle condizioni preferire sballottamenti a regolari soccorsi.
    “Quando mi infortunai io nel 2007, il 118 arrivò dopo tre ore” 1° bisogna vedere l’entità dell’infortunio, 2° dove è avvenuto, 3° un ritardo del genere avrebbe fatto notizia nei TG di tutta Italia e sarebbe finito sul tavolo di un magistrato, invece non ricordo se ne sia parlato indi penso che la sparata fatta dall’imputato sulle 3 ore sia una boutade infelice, che se non confermata dai fatti sarebbe passibile di un’accusa per calunnia da parte del 118 (che mi auguro prenda provvedimenti contro certe parole)!!!
    “E poi ero convinto che si fosse fatto poco male” per caso l’imputato è un dottore? Un primario? Un esperto di prima emergenza? NO, quindi tali valutazioni le lasci a chi di dovere, lui doveva solo chiamare i soccorsi il resto sono comportamenti sbagliati e lesivi.
    Ma la frase più raccapricciante è la seguente:”Vlad in ospedale lo abbiamo portato noi. Per mio figlio farei lo stesso.” Il che dimostra che l’imputato NON HA CAPITO NULLA NE’ FATTO TESORO dell’esperienza e metta a paragone anche la vita del suo stesso figlio.
    Mi auguro che vengano presi seri provvedimenti verso certe frasi e comportamenti!!!!!!