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Ambiente Italia 2013: ecco come si può cambiare il nostro Paese secondo Legambiente

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Cambiare il futuro dell’Italia? Si può. Ridisegnando la fiscalita’, fermando le ecomafie, rilanciando gli investimenti, premiando l’autoproduzione energetica da rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio, investendo nelle città. Parola di Legambiente e del suo rapporto annuale “L’Italia oltre la crisi. Ambiente Italia 2013: idee di futuro a confronto”.

Il rapporto evidenzia forti diseguaglianze generazionali e di genere, un tasso di occupazione tra i più bassi in Europa, mobilità privata ai vertici, industria in crisi, dissesto idrogeologico e illegalità ambientale al top, concentrazione di polveri e metalli ancora elevati. Ma anche qualche dato positivo: rinnovabili e vendite di biciclette in aumento, produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti in calo.

Peggiora il gap con gli altri Paesi nella spesa in ricerca e sviluppo e nella presenza di industrie e servizi ad alto contenuto tecnologico, “ed e’ preoccupante che questo avvenga anche nei settori dove oggi l’industria italiana e’ tra i leader europei – spiega Duccio Bianchi, dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia – nelle energie rinnovabili ha il 13% del fatturato europeo ma genera meno del 6% dei brevetti. Con una spesa per l’istruzione in declino, abbiamo solo il 20% dei giovani laureati e scontiamo un quasi drammatico ‘digital divide’, con solo il 66% degli adulti che utilizza internet a fronte dell’82% dell’Europa e di quasi il 100% dei paesi nordici”.

“Dobbiamo puntare a una alleanza tra lavoro e ambiente per cercare di rispondere adeguatamente alla drammatica situazione attuale per cui aumentano le diseguaglianze e la crisi climatica incombe – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – Oggi c’e’ una sola ricetta per uscire dalla crisi, ed e’ quella di una Green economy che incrocia le domande e i problemi dei territori, i ritardi del Paese e le paure del futuro, le risorse e le vocazioni delle citta’ e che vuole rimettere al centro la bellezza italiana”.

Serve, per Legambiente, “una prospettiva lungimirante che passa per l’aumento della fiscalita’ sulle risorse energetiche, togliendo tutti i sussidi alle fonti fossili, in modo da ridurla sul lavoro, e per una tassazione finalmente adeguata e trasparente sulle risorse ambientali e i beni comuni, dal consumo di suolo ai materiali di cava, all’imbottigliamento di acque minerali alle spiagge – aggiunge il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – spingendo sul ripristino della legalita’ e fermando lo sperpero di denaro pubblico destinato a inutili e devastanti grandi opere”.

Ecco, quindi, le proposte per cambiare il futuro dell’Italia. Prima fra tutte, ridisegnare la fiscalita’ facendo delle emissioni di Co2 il criterio per ridefinire accise e Iva premiando cosi’ l’efficienza energetica e rivedere canoni e tasse sull’uso dei beni comuni, intervenendo sui regimi di tutela.

Per fermare le ecomafie, che impediscono alla green economy di esprimere tutte le sue potenzialita’, servono sanzioni penali adeguate, misure preventive e patrimoniali, obbligo di ripristino dello stato dei luoghi, ravvedimento operoso o, addirittura, non punibilita’ se l’artefice del danno all’ambiente si autodenuncia e poi bonifica l’area interessata.

Bisogna poi tornare a investire per rilanciare l’economia e creare lavoro, cambiando le priorita’ di spesa e intervenendo sulla spesa pubblica, dove vi sono enormi sperperi di risorse in mala gestione, grandi opere, sussidi alle fonti fossili, armamenti. Necessario anche premiare l’autoproduzione energetica da rinnovabili e la riqualificazione del patrimonio edilizio attraverso smart grid private e facilitando lo scambio con la rete.

L’ultima proposta riguarda le citta’: solo investendo nelle citta’ l’Italia puo’ riuscire a muovere un’innovazione che non rimanga un concetto vago e astruso. Ed e’ la qualita’ e quantita’ del welfare, dal trasporto pubblico agli asili, dall’istruzione alla cultura, a determinare la competitivita’ di una economia e di un territorio. Per questo serve una regia e una politica nazionale, per non perdere le risorse dei fondi strutturali europei 2014-2020 e realizzare finalmente interventi di riqualificazione ambientale e sociale delle periferie, per la casa e la mobilita’ sostenibile.

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