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25 aprile, Monteleone ai giovani: “Imparate a ‘resistere'”

Liguria. “Nella stagione deludente della politica, di fronte al dramma quotidiano dell’economia, ogni istituzione è chiamata a riconsacrarsi a quei valori, che nessuna presunta ansia di modernità, esigenza di cambiamento o velleità di riforma, potrà mettere da parte come fastidioso ingombro”. E’ il saluto del presidente dell’Assemblea legislativa Rosario Monteleone, in occasione della Seduta solenne dedicata al 68esimo anniversario della Liberazione. La cerimonia è stata aperta con le note dell’Inno di Mameli.

Rivolgendosi poi agli studenti presenti fra il pubblico, Monteleone ha aggiunto: “A voi sono dirette le mie parole. Avete la stessa età di tanti eroi della Resistenza; abbiate lo stesso coraggio, lo stesso entusiasmo, gli stessi valori. Imparate a ‘Resistere’, al qualunquismo, alla sfiducia, al lassismo, all’illusione di facili ma criminosi guadagni, alle lusinghe di modelli culturali fuorvianti capaci di confondere furbo e farabutto, vincente e corruttore. Fate vivere i valori della Resistenza nell’impegno civile, nella solidarietà, nella partecipazione. Interessatevi di tutto quello che vi circonda, prendete posizione, appassionatevi ai problemi della società e della politica. Sentirete allora la fatica della Resistenza ma saprete cosa di festeggia il 25 aprile”.

Dopo il presidente ha preso la parola Aldo Cazzullo, scrittore e inviato del Corriere della sera, oratore ufficiale della Seduta solenne.

“La Resistenza in questi anni è stata denigrata; oppure, nel migliore dei casi, è stata presentata come una cosa di sinistra, come una cosa che riguardava soltanto i comunisti, ma non è stato così. La Resistenza – ha esordito – fu fatta anche dai militari, dai 5000 soldati e ufficiali fucilati dai tedeschi a Cefalonia dopo un referendum nel quale scelsero se consegnarsi ai tedeschi e combattere con i fascisti della Repubblica di Salò o resistere, fu fatta dagli internati in Germania che rifiutarono di collaborare, dai cattolici, dai carabinieri come Salvo D’Acquisto, dagli ebrei, da tanti ragazzi del sud, che scelsero di combattere nazisti e fascisti nonostante quella parte del paese fosse già stata liberata dagli angloamericani, da sacerdoti, da tanti i civili e da tante donne che preferirono morire da italiani che servire i tedeschi. La Resistenza fu fatta anche dai comunisti. Oggi si dice: loro volevano la dittatura non la democrazia. Sono polemiche inutili. La Resistenza fu una scelta drammatica, c’era un editto che minacciava: se non vi presentate a combattere con i tedeschi, sarete fucilati. Alcuni andarono a salò perché coerenti con il fascismo, altri per paura, molti salirono in montagna insieme ai militari, che si erano sbandati, e formano le prime bande partigiane. Certo nella Resistenza ci sono state pagine nere. – Cazzullo ha ricordato l’eccidio di Porzus – e non bisogna avere paura di aprirle ma, dopo aver espresso pietà per tutte le vittime della guerra civile, non possiamo dimenticare che c’era una parte giusta, che si batteva per la libertà e la democrazia, e una parte sbagliata che combatteva a fianco dei nazisti e degli invasori”.

Cazzullo ha proseguito: “Oggi siamo più consapevoli di qualche anno fa del valore dell’unità del paese e siamo legati all’Italia più di quanto vogliamo riconoscere. Pensiamo al tricolore: era considerato un simbolo di destra oggi è la bandiera di tutti e così l’Inno di Mameli: dopo la mitica vittoria 4 a 3 contro la squadra della Germania nessuno lo cantò, oggi tutti ne ricordano le parole. Ciampi e Napolitano hanno fatto in questo senso un grande lavoro culturale – l’affermazione di Cazzullo è stata accolta da un convinto applauso del pubblico – ma non hanno creato un sentimento dal nulla: hanno solo rispolverato una passione che già esisteva. Sono d’accordo: anche adesso c’è da resistere e da combattere. C’è da resistere alla crisi ma soprattutto da combattere il principale fattore che la produce: la sfiducia. Il futuro dipende sopratutto da noi. Troppo spesso si sente dire che i giovani avranno meno dei padri e dei nonni, è bene ricordare però che padri e nonni non hanno trovato tutto facile: non avevano internet e i telefonini (che non sono beni materiali) o antibiotici che guariscono con poche pastiglie, ma avevano un paese distrutto dalla guerra da ricostruire.

Per questo la Resistenza non finisce mai: dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi e nel nostro paese, ricordarci chi siamo e da dove venivamo, non dobbiamo dimenticare che sono esistite generazioni di uomini e di donne per le quali l’Italia era un ideale che valeva la vita”.

Alla cerimonia ha assistito una delegazione degli studenti del liceo classico D’Oria e del liceo scientifico King di Genova. Fra gli ospiti della Seduta solenne, accanto ai consiglieri e agli assessori, le massime autorità civili, militari e religiose.

Commenti

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  1. vadaabordocazzo
    Scritto da vadaabordocazzo

    Su “l’imparare a resistere” non si rifersce, ovviamente, alle tentazioni culinarie.