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Lettere al direttore

25 Aprile e manichino del Duce

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“Il commissario prefettizio di Alassio, come molti sanno , verso la metà di aprile emise un comunicato nel quale sosteneva che per motivi ideologici, e proprie convinzioni personali , nelle celebrazioni del 25 aprile non si sarebbero dovuti suonare e cantare Inni partigiani e che le manifestazioni seguenti quella del mattino, la festa tradizionale in piazza partigiani, non avrebbero dovuto indossare nessun abito politico. Avrebbe dovuto essere asettica, apolitica, lavata con candeggina. Il nostro partito ha ritenuto questa sua decisione , oltre che misera e ridicola, pericolosa.

Da un ventennio assistiamo alla battaglia delle forze reazionarie e borghesi che ha come obbiettivo quello di trasformare il giorno della liberazione dal nazifascismo in una festa Nazional popolare dove vittime e carnefici si possano stringere e si abbracciare “fraternamente” . Questo per quanto ci riguarda, non avverrà mai. La nostra decisione di essere presenti con le nostre bandiere ( anche quelle erano male accette come solerti funzionari di partito ci hanno immediatamente fatto sapere appena arrivati in piazza) con un megafono , ed un manichino che rappresentava il duce , é stata decisa dai compagni della cellula albenganese del Pcl all’unanimità.

Dopo cori e canzoni partigiane e slogan , i compagni Luca e Cristian appendevano a testa in giù il fantoccio del duce. Parrebbe evidente, per una persona di media intelligenza, il significato di quel gesto teatrale: la rappresentazione simbolica della fine di una dittatura che ha riempito cimiteri e campi con milioni di morti.

Il manichino é stato strappato a forza dai “democratici” presenti , persone che evidentemente condividono la battaglia revisionista che una volta era sostenuta esclusivamente dai fascisti. Non una parola é stata spesa dagli oratori sul diktat prefettizio. Nessun partito di sinistra, compreso il consigliere Jan casella , hanno ritenuto in piazza di dover manifestare il proprio dissenso clamorosamente. Le uniche bandiere rosse erano le nostre.

I signori presenti che ascoltavano canti alpini, messa (interminabile) e chierichetti , sono inorriditi per il nostro simbolico gesto, invece di indignarsi per lo spregevole ordine prefettizio. La polizia , invitata dai “sinceri democratici” sequestrava “il corpo del reato” per poi dissequestrarlo di fronte alle contestazioni dei militanti del PCL, considerato che non vi era alcun motivo per un simile gesto censore.

Vorremmo anche specificare che nessuno è stato identificato proprio perchè non vi era motivo per farlo. Ci spiace quindi per tutti i “democratici”, “chierichetti” e “destroidi” che si appellano all’intervento delle forze dell’ordine, come è stato fatto anche dallo stesso ex sindaco di Alassio, Marco Melgrati, che nelle sue dichiarazioni mette in mostra non solo la sua ignoranza ma anche l’ipocrisia di chi non dovrebbe nemmeno permettersi di parlare di antifascismo e 25 Aprile.

Per loro sventura il tentativo di svilire la Lotta Partigiana e di nascondere il vero significato di quel sacrificio non potrà mai passare. Il dittatore e i suoi gerarchi appesi per le caviglie in piazza e messi a disposizione del popolo intero rappresentano il significato di quella lotta, dell’unica lotta antifascista che abbia reale efficacia.

Non dimenticheremo il sacrificio di tutti i resistenti, non dimenticheremo il sacrificio dei compagni antifascisti la cui Resistenza, con vittime e morti, continua tutt’oggi nelle strade, nei quartieri e nei luoghi di lavoro”.

Pino Ronco, Cellula di Albenga Partito Comunista dei Lavoratori
Cristian Briozzo, Comitato Politico Esecutivo PCL Savona

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