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Articolo n° 236232 del 08/03/2013 - 13:52

La “Festa delle donne” non cancella la tragica realtà delle violenze: da Albenga la storia di Maria e la condanna del marito-padrone

stalking, violenza sessuale
FOTO D'ARCHIVIO

Albenga. E’ una storia che non vorremmo mai ascoltare, soprattutto nel giorno in cui si celebra la festa delle donne, durante la quale molti si riempiono la bocca di complimenti e di frasi che lasciano il tempo che trovano davanti ai dati sulla violenza di cui è vittima quotidianamente il cosiddetto “sesso debole”. Debole perché non tutelato, non certo perché non dimostri una forza da leoni davanti ai soprusi.

I soprusi che ha dovuto subire per cinque anni Maria (usiamo un nome di fantasia per tutelare la vittima) sono indicibili e, purtroppo, ricalcano quelli perpetrati tra le mura domestiche da tanti, troppi, mariti vigliacchi: pugni, calci, schiaffi, insulti di ogni genere davanti al figlioletto, impossibilitato a reagire davanti a tanta brutalità.

Per Maria, 42 anni, albenganese, l’incubo è iniziato nel 2005, con il suo matromonio con un cinquantenne di origini piemontesi che sarebbe presto diventato il suo aguzzino. Da allora non si contano i litigi e le mani alzate in cui la donna aveva ovviamente sempre la peggio. Molti sapevano cosa accadeva tra quelle mura, e in più casi ad intervenire è stato un vicino di casa, attirato dalle urla, il quale l’ha anche accompagnata in ospedale. Quindici i giorni di prognosi nel 2008, quando Maria si è presentata in pronto soccorso con un trauma cranico.

Un’altra volta, invece, il marito le ha letteralmente strappato i capelli. Spesso a casa loro dovevano intervenire anche le forze dell’ordine. Nel processo che ne seguirà, infatti, tra i testimoni delle violenze vi sono anche alcuni poliziotti.

Sì, perché Maria ha avuto la capacità di reagire, con una denuncia penale per la quale il marito-padrone ha dovuto patteggiare 10 mesi di reclusione con la condizionale, per poi però cedere e tentare di ricucire quello strappo credendo di fare il “bene” del figlioletto e riprendendosi quell’uomo violento in casa. Un errore enorme: perché un uomo che alza le mani non si cambia, e infatti Maria ha dovuto subire nuove angherie prima di dire definitivamente la parola “fine”.

Oggi, con una sentenza del giudice Fabrizio Pelosi della tribunale di Albenga – sezione civile, il marito-padrone è stato condannato a risarcire con 15 mila euro quella donna che ha picchiato per anni. “Tenuto conto della reiterazione delle condotte violente e prevaricatrici dell’uomo” e del fatto che la donna (assistita dall’avvocato Marco Bertolino) fosse “costretta a subire quotidiane violenze” anche davanti al figlioletto, si è deciso per un risarcimento.

Troppo poco, verrebbe comunque da pensare. E non solo perché è l’otto marzo.

2 commenti a “La “Festa delle donne” non cancella la tragica realtà delle violenze: da Albenga la storia di Maria e la condanna del marito-padrone”
penelope ha detto..
il 8 marzo 2013 alle 22:46

commentare questa notizia non è facile, perchè la violenza sulle donne non è più tollerabile, mi pare che questa bestia , perche di questo si tratta, doveva essere cacciato in galera , o comunque allontanato da Albenga, una multa in denaro mi sembra poca cosa!!!

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immanuel ha detto..
il 8 marzo 2013 alle 14:12

15 mila euro e 0 anni di galera?
io avrei preferito 15 anni di galera e 0 euro a quel lurido, infame, vigliacco

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