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La Corte Costituzionale boccia la norma sul dimensionamento scolastico: tutto da rifare

Liguria. La Corte Costituzionale ha bocciato la norma varata dal Governo Berlusconi sul dimensionamento scolastico. La sentenza n.147 depositata ieri dichiara incostituzionale il comma 4 dell’art.19 della Legge 111/11 che dispone per il prossimo anno scolastico la creazione di istituti comprensivi di almeno 1000 alunni e la conseguente cancellazione – mediante accorpamento – delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di 1°grado.

I giudici hanno accolto il ricorso presentato da sette Regioni (Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Sicilia, Puglia e Basilicata) che ritenevano la norma sul dimensionamento lesiva delle proprie prerogative. La Corte infatti riconosce che la norma sul dimensionamento viola l’art.117 della Costituzione (quello che definisce le competenze tra Stato e Regioni) perché interviene su una norma di dettaglio (i parametri per costituire gli istituti comprensivi) che avrebbe dovuto essere concertata con le Regioni perché rientrante in un ambito di competenza concorrente.

“Tale sentenza, come preannunciato dalla Flc Cgil, era facilmente prevedibile visto l’orientamento già espresso in passato dalla Corte Costituzionale su un problema analogo con la sentenza n.200 del 2009 – si legge in una nota proprio della Flc Cgil – Purtroppo il Governo, nonostante i nostri avvisi e denunce, non ha voluto sentire ragioni e ha varato una norma incostituzionale, solo per esigenze di cassa e incurante dei danni profondi che essa provoca alla qualità della scuola”.

“I piani di dimensionamento approvati dalle regioni (purtroppo anche da parte di molte di quelle presentatrici del ricorso alla Corte Costituzionale) comportano: la chiusura di oltre 1000 scuole sull’intero territorio nazionale, un ulteriore taglio di organico di tutto il personale, la determinazione di numerosissimi soprannumerari, in particolare Dirigenti scolastici e Dsga, la costituzione di istituti comprensivi abnormi senza alcun fondamento didattico. Si tratta di conseguenze gravissime che si aggiungono alla situazione già difficile dei lavoratori della scuola e alla qualità dell’istruzione pubblica presi di mira dalle regressive politiche del precedente governo”.

“Tutto ciò – si legge ancora nella nota – si sarebbe potute evitare se il MIUR avesse acconsentito alla richiesta avanzata dalla FLC CGIL di sospendere le procedure in atto in attesa della pronuncia della Corte. La sentenza rimette al centro il tema della qualità della scuola e del senso didattico e pedagogico degli istituti comprensivi come modello organizzativo per favorire la continuità tra il primo e il secondo ciclo. Adesso è necessario e urgente rivedere tutte le scelte in materia di dimensionamento e avviare una discussione ampia in grado di coinvolgere i diversi soggetti in campo: enti locali, scuole, sindacati, amministrazione. È questa una strada obbligata se si vuole costruire un sistema scolastico davvero rispondente alle esigenze di qualità e funzionalità dei singoli territori. La FLC CGIL avvierà tutte le iniziative utili a tal fine, a partire dal prossimo incontro con il Ministro Profumo, previsto per il 12 giugno”.

“La FLC ha chiesto ai propri legali di valutare se, dopo questa sentenza, i lavoratori che hanno perso il posto per una norma incostituzionale abbiano diritto al reintegro” conclude la nota.

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