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Sfratto in via Garroni: il Comune vende la casa dove viveva in affitto con la figlia: vedova 46enne si ritrova in strada foto

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Savona. Leggendo la parola sfratto, solitamente, si pensa a famiglie che non riescono più a pagare l’affitto, magari complice anche la difficile situazione di crisi economica, e quindi vengono costrette a lasciare la casa dove vivono. Non è questo il caso di una signora di 46 anni, C.B., che questa mattina si è vista notificare l’esecuzione del provvedimento di sfratto dall’ufficiale giudiziario: la donna è stata infatti costretta a lasciare la casa dove viveva (che le era stata affittata dal Comune) per “cessata locazione”.

Tutto è successo stamane nel quartiere di Lavagnola, in via Garroni, al civico numero 22, dove la quarantaseienne viveva da oltre due anni nell’interno numero 4: quell’alloggio, che come altri nello stabile e nell’adiacente palazzina era di proprietà di Palazzo Sisto, nei mesi scorsi è stato infatti destinato alla vendita dall’amministrazione comunale (erano stati messi all’asta nell’ambito del piano di alienazioni immobiliari varato per fare cassa). Dopo aver pubblicato il bando non è servito molto tempo per trovare un acquirente e la casa è stata quindi venduta, nonostante fosse abitata da C.B. e dalla famiglia. Prima di metterla in vendita il Comune aveva anche proposto all’inquilina l’acquisto dell’appartamento, ma per lei non è stato possibile.

“Sono rimasta vedova e poi mi sono ammalata di cancro: nessuna banca ha voluto farmi un mutuo per comprare la casa – racconta C.B. -. Cosa potevo fare? Per me è stato impossibile accettare l’offerta del Comune e così mi ritrovo in mezzo alla strada con una figlia a carico. Ho ricevuto la lettera che mi informava che la casa era stata venduta e non ho potuto fare niente. Mi sono rivolta al Comune per una soluzione, ma non ho nemmeno potuto partecipare al bando per il social housing perché non avevo i requisiti giusti”.

“Dopo questa comunicazione ho cercato un’alternativa. Il Comune mi ha anche proposto di andare a stare in una casa in centro pagando un affitto di 440 euro al mese e garantendomi spese condominiali basse. Una proposta insostenibile perché oltre al canone, ogni mese, devo versare anche una rata di 250 euro per un prestito che ho dovuto fare dopo la morte di mio marito. Con il mio stipendio non potevo farcela e allora il Comune si è offerto di darmi, per un anno, un contributo di 200 euro al mese. Ho rifiutato: tra 12 mesi saremmo stati al punto di partenza e magari, venendo sfrattata per morosità, avrei perso anche punti nelle graduatorie. Io l’affitto l’ho sempre pagato” spiega la signora.

E così, da stamattina, C.B. non ha più una casa e si è ritrovata in mezzo ad una strada: “Ho messo qualcosa in macchina, qualche mobile da mia sorella in garage, qualcosa ho buttato via, mia figlia è da un’amica. Non so cosa dire se non che mi sento presa in giro dal Comune. Mi ritrovo senza casa e separata da mia figlia. Sono preoccupata anche per i documenti: dopo la malattia devo fare controlli periodici e ora non so nemmeno dove farmi spedire la posta”.

Era dal lontano ’84 che la signora viveva in alloggi di proprietà comunale in via Garroni, prima con i genitori e, in seguito, con il marito e la sua famiglia: “Per problemi vari, tra incendi, alluvione e ristrutturazioni, ci siamo dovuti spostare spesso di casa, ma siamo sempre stati qui. Ora dopo l’ultimo contratto di due anni con cui avevo vissuto al civico 4 mi ritrovo in questa situazione: è uno scandalo e non vedo prospettiva” si confida ancora la donna. Quello che colpisce parlando con lei è l’estrema dignità con la quale racconta la sua situazione. L’impressione è quella di una persona profondamente segnata da questa esperienza, ma che non vuole elemosinare nulla da nessuno.

“Io ho la mia dignità, certamente non metterò la mia residenza alla Caritas. Ho sempre lavorato e pagato l’affitto senza mai chiedere soldi al Comune e intendo continuare su questa strada” conclude la signora. Il caso di C.B. è destinato a non essere l’ultimo simile in via Garroni: sembra infatti che nei prossimi giorni verrano eseguiti altri sfratti in altri alloggi che, come quello dell’interno 4, sono stati venduti dal Comune.

Commenti

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  1. lui la plume
    Scritto da lui la plume

    Probabilmente bisognerebbe tener conto dei voti validi …. se non raggiungono il 50% piu’ uno degli aventi diritto …. si chiude l’inutile istituzione ….. e si risparmia.

  2. enrico fuoridalcoro
    Scritto da enrico fuoridalcoro

    Ci fosse stato un sindaco di centro destra tutti i sinistri sarebbero insorti ad urlare in difesa della povera signora, qui invece tutti muti tranne uno che dimostra tutto il suo limitato orizzonte dando del buffone agli altri

  3. Scritto da marcello

    Per Yena: Più che giusto, destra sinistra o centro, sono tutti “MAGNA MAGNA” però, hai dimenticato che a “MAGN°” ce li mandiamo noi con il nostro voto.Cambiamo le persone, cambiamo il sistema perchè, non serve cambiare il Partito.

  4. Scritto da marcello

    Io ho 4 figli e mi son sempre dovuto arrangiami.

  5. taz
    Scritto da taz

    tutti a parlare di “chi ha votato chi e cosa”…che manica di buffoni che siete!!!
    …eh già…avete ragione voi: con un bel sindaco di centro-destra savona sarebbe sicuramente migliore di quel che è…
    …dimenticavo come sta andando bene l’italia dopo tanti anni di governo di centro-destra……..