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Report Cgil: in Liguria 5.859 posti di lavoro persi dal 2008

Regione. Dal 2008 alla fine del 2011 la Liguria ha perso 5.859 posti di lavoro con una forte diminuzione degli occupati maschi (-9,45%) contro il lieve aumento dell’occupazione femminile, cresciuta dell’1,3%, probabilmente indice di lavoro meno flessibile o temporaneo.

Gli occupati erano 650.616 nel 2008, sono 644.757 nel 2011). Seppur con massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, l’occupazione dipendente resiste, mentre crolla il lavoro autonomo: nei quasi 6 mila posti persi il 23,5% è nel lavoro dipendente e il 76.5% in quello autonomo. E’ quanto emerge dal report della Cgil presentato stamane a Genova.

Nel 2012 il Pil Ligure scenderà a meno 2 per cento, contro il meno 1,6 del nord ovest e il meno 1,8 della media del Paese. Alla presentazione del report “La Liguria e la crisi: ricadute sulla regione e sulle province nel ciclo 2008 – 2011” erano presenti il curatore Bruno Spagnoletti, responsabile Ufficio Economico Cgil Liguria e il segretario generale Cgil Liguria, Renzo Miroglio.

Dall’inizio della crisi economica (2008) la Liguria ha perso 5.859 posti di lavoro con una forte diminuzione degli occupati maschi contro il lieve aumento dell’occupazione femminile. I settori maggiormente colpiti sono quello dell’industria nel suo complesso, costruzioni comprese (-3.964) e l’agricoltura (-2.973), reggono invece servizi e terziario (+1.078). Sale il numero dei disoccupati +6.386 unità (43.273 nel 2011 contro i 36.887 del 2008), dato che si ricava dall’aumento della disoccupazione maschile +6.643 unità contro la diminuzione di quella femminile –261 unità arrivando ad una media percentuale del tasso di disoccupazione in Liguria medio al 6,97 per cento.

Il piccolo esercito degli attivi, la metà di essi a Genova (394 mila) rimane sostanzialmente stabile (732.013 unità nel 2011). Molti sono anche i cassintegrati: quasi 15 mila nel 2011, suddivisi tra cassa integrazione ordinaria 3.069, straordinaria 5.861 e deroga 5.997; i maggiori ad usufruirne sono i lavoratori del settore dell’industria, soprattutto manifattura e chimici, 59,2 per cento, seguiti da commercio 22,2, edilizia 12,1 e altri settori 6,5.

“Siamo in piena fase di recessione economica e non si intravedono vie di uscita per il prossimo anno – afferma Bruno Spagnoletti – sino ad oggi le ricadute della crisi si sono scaricate sui giovani, le false partite Iva e il lavoro debole della catena degli appalti; nel prossimo periodo c’è il rischio che la crisi si scarichi anche sul lavoro dipendente strutturato: nel 2012 sono a rischio almeno altre 3 mila unità di lavoro dipendente”.

Per Renzo Miroglio non esiste una via locale allo sviluppo: “Europa e Italia devono mettere in campo iniziative per la crescita abbandonando la logica rovinosa del mero rigore sul contenimento della spesa pubblica. A livello locale si può però contribuire decidendo di spendere quanto già oggi disponibile per realizzare quelle infrastrutture indispensabili all’economia ligure, senza ulteriori ritardi e tentennamenti”.

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