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Gavarry, l’antico saponificio sfida la crisi: nuovo stabilimento e “profumo” di future assunzioni foto

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Quiliano. I francesi, ancora oggi, non riescono a farsene una ragione. Pensare che sia stato un piccolo gruppo di savonesi ad insegnare loro l’arte della saponeria è uno di quei fatti che negherebbero fino alla morte. Eppure a Marsiglia ormai lo sanno anche i sassi, al punto che perfino il direttore del Dipartimento Cultura della Camera di Commercio della cittadina del Sud della Francia ha dovuto ammetterlo pubblicamente. E questo, dando ragione al giornalista Furio Ciciliot – anch’egli savonese – che, nel libro “La saponeria nella Liguria occidentale”, con tanto di documenti alla mano, racconta la storia di un gruppetto di nostri conterranei che, nel Trecento, arrivò a Marsiglia a dare lezioni sul “tema”.

Questo è un fatto che Vittorio Sguerso racconta con un certo orgoglio. Lui, appartenente a una famiglia di saponieri da ben quattro generazioni e titolare di una ditta – la Gavarry – che è stata capace di inglobare due importanti marchi d’Oltralpe e ad imporsi sul mercato, non può fare a meno di sorridere davanti a una verità storica sulla quale sono scivolati – è proprio il caso di dirlo – i concorrenti francesi.

L’azienda di cui è titolare, e che gestisce in prima persona da una trentina d’anni, ha una lunga tradizione alle spalle e, al contrario di ciò che sta tragicamente accadendo per altre aziende savonesi, un futuro che appare assicurato. Qui si lotta per crescere, sì, e ci si preoccupa dei rischi del domani, ma almeno non si combatte per la sopravvivenza. E, di questi tempi, non è poco.

La nuova “Gavarry” ha vissuto anni travagliati legati a una delocalizzazione che Sguerso ha definito “necessaria per crescere”: da due mesi si è trasferita da Albisola Superiore a Quiliano, nella zona industriale di Valleggia. “Una delocalizzazione che non ha comportato tagli: qui lavoravano e lavorano 32 persone: e, anzi, nei nostri obiettivi c’è quello di assumere altri dipendenti. Certo, molto dipenderà dal mercato: non neghiamo che dal 2010 un calo nel settore cosmetico ci sia stato, ma la speranza è quella di fare sempre meglio”, dice l’imprenditore savonese.

“Andare via da Albisola era necessario: l’azienda era sorta negli anni Quaranta in un paesaggio rurale, ma adesso era totalmente inserita nel contesto urbano con problemi legati ad un’eventale espansione e alla gestione della logistica: quella in cui ci troviamo oggi è un’area più adatta alle nostre esigenze” spiega Sguerso. Un nuovo stabilimento di 7.500 mq (di cui tremila al coperto) con produzione, magazzini e uffici, pannelli solari sul tetto e un “panorama” sulla centrale elettrica e sul sofferente contesto industriale vadese.

“La crisi? Non mi sento di dire che la permanenza ad Albisola ci avrebbe danneggiato al punto da pensare a soluzioni drastiche, ma di certo avremmo dovuto strutturarci in maniera diversa – continua l’imprenditore – Non è semplice fare impresa in questo periodo. D’altronde non lo è mai stato, in un Paese che ha come grande male la burocrazia: bisogna rimboccarsi le maniche, essere autonomi, credere in se stessi, perché non si può contare sull’aiuto di nessuno. Qui non ci sono stati tagli: l’accordo con le forze sociali era quello di confermare tutti i posti di lavoro e così è stato fatto. Le eventuali nuove assunzioni dipenderanno dalla risposta del mercato. Se ci sentiamo dei sopravvissuti? Non direi, ma sicuramente ci stiamo dando da fare per essere competitivi sul mercato, soprattutto estero”.

E proprio sul mercato internazionale l’azienda savonese ha ottenuto i migliori risultati. “Gestiamo questa realtà da quattro generazioni – racconta Sguerso – Abbiamo iniziato a produrre saponi nel 1912 a Savona in vico Santa Teresa con la ‘Domenico Sguerso & Figli’. L’antico saponificio Gavarry era nato nella seconda metà dell’Ottocento a La Ciotat, cittadina che si trova tra Tolone e Marsiglia. Dopo aver acquisito il marchio, è stata rilevata anche la Savonnerie de L’Amande, che oggi è il nostro prodotto di punta. Quindi l’attuale Gavarry è mix di tre aziende: una italiana che ha acquisito due francesi. Un po’ il contrario di ciò che accade spesso oggi”.

Commenti

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  1. GigiG
    Scritto da GigiG

    E’ stato molto bello, quando, l’ anno scorso, sono andato in un paesino nell’ entroterra di Cannes e c’erano tantissimi negozietti che vendevano profumi e saponi, mi avvicino per comprare del sapone di marsiglia, con tanto di scritte in francese, lo giro e dietro c’era scritto ” Made in Gavarry-“…da buon Albisolese non l’ho comprato…

  2. Scritto da falc1

    le vecchie aree di albisola sono state lasciate per dare vita ad una enorme speculazione edilizia destinata a rovinare tutta l’area circostante con la minaccia di lasciare a casa i dipendenti se non fosse stato approvato il progetto…e’ facile trasferire la produzione e sfidare la crisi cosi’…