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Cantieri Baglietto, i lavoratori: “Il nostro futuro appeso ad una trattativa ‘morta’. Impediremo lo smantellamento del sito”

Varazze. A distanza di un mese dall’incontro in prefettura a Savona, tutto tace sul fronte della situazione dei cantieri Baglietto e della trattativa tra la procedura e la Azimut-Benetti.

“Non è possibile che il futuro del cantiere di Varazze resti appeso ad una trattativa che non decolla: i lavoratori pretendono chiarezza e chiedono che le parti si incontrino per trovare una mediazione con un reciproco avvicinamento nelle offerte economiche così da definire una volta per tutte la trattativa” esordiscono in un comunicato i lavoratori riuniti in assemblea.

“Se questo accordo non viene raggiunto è necessario definire chiusa la trattativa – si legge nella nota – Sono passati oltre due anni dall’inizio della cassa integrazione e in questo periodo sono fallite tutte le trattative per la cessione, il cantiere è stato derubato del marchio, è scaduta la concessione demaniale sul piazzale e sulla disponibilità della darsena pende un pesante contenzioso. In questo frangente i lavoratori ed il sindacato non accetteranno e si opporranno con ogni mezzo a qualsiasi tentativo di smantellare la struttura produttiva del cantiere”.

“Impediremo che vengano rimosse dal cantiere le attrezzature e i materiali vitali per svolgere le attività di refitting e che sia portato via lo scafo del 44 metri in allestimento presso il cantiere; l’imbarcazione deve essere terminata nel cantiere di Varazze dai lavoratori del cantiere di Varazze. Chiediamo che il prefetto, come da accordi, riconvochi il tavolo con le istituzioni e il liquidatore per chiarire l’evoluzione della situazione. Chiediamo alle istituzioni impegno per risolvere definitivamente questa assurda situazione: ieri il presidente e gli assessori regionali sono andati a celebrare la rinascita del cantiere di La Spezia dalle macerie della Baglietto, li aspettiamo a Varazze perché si rendano conto che sotto le macerie ci sono ancora decine di lavoratori e le loro famiglie che da due anni aspettano una risposta certa sul loro futuro” conclude la nota.

Commenti

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  1. fimbulvetr
    Scritto da fimbulvetr

    @PCL Albenga Pericoloso parlare di lotte efficaci solo se “più radicali”, dire che bisogna procedere a espropri proletari, specie in prossimità di un attentato nel quale, i terroristi, hanno gambizzato una persona.
    Per sgombrare il campo dalla possibilità di fraintendimenti, secondo voi la lotta armata è giustificabile?
    Nel caso non lo sia, quali sarebbero le azioni più radicali di cui parlate nel vostro post?
    Poi la chicca, la lotta radicale, l’occupazione e riavvio della produzione sotto controllo dei lavoratori (Belin, che novità!, non l’avevate mai proposte queste cose!), vanno fatte all’interno di un “programma economico nazionale e collettivo, …..”.
    Ma questo benedetto programma che salverebbe l’Italia quando lo pubblicate dicendo cosa fareste voi?????????
    Nel caso specifico della Baglietto, dovreste ringraziare i vostri amici di La Spezia, che hanno scelto un liquidatore che offrisse ampie garanzie politiche (è compagno figlio di compagni), così si è potuto procedere allo spezzatino senza che i sindacati avessero troppo da dire, anzi.

  2. Partito Comunista dei Lavoratori Albenga
    Scritto da Partito Comunista dei Lavoratori Albenga

    Il Partito Comunista dei Lavoratori è anche in questo caso dalla parte dei lavoratori e in pieno sostegno alla loro vertenza e alle loro richieste di sicurezza per il futuro lavorativo e delle loro famiglie. Come sempre sottolineando come le lotte più efficaci oggi possono solo essere le più radicali, che pongano la forza della classe lavoratrice contro gli interessi economici sfruttatori della finanza e del profitto che trattano i lavoratori come semplice merce da contabilizzare o costi da abbandonare.
    Sottolineamo come la prospettiva migliore sia sempre quella dell’occupazione dell’aziende e dell’avvio della produzione sotto controllo dei lavoratori all’interno di un programma economico nazionale e collettivo, unica via d’uscita dalla crisi economica attuale che si ritorva a colpire anche la nostra provincia con la chiusura di numerosi centri produttivi, gli ultimi rimasti (FAC di Albissola, OCV di Vado, Cartiera di Murialdo, Cartiera di Varazze, Ferrania di Cairo, Sanzone di Albenga, Bombardier di Vado etc.).