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Calcio: un inedito Cesar Grabinsky, da Cordoba a Vado Ligure, ci parla della sua Argentina

Quiliano. Di Cesar Maximiliano Grabinsky hanno scritto in molti, raccontando delle sue prodezze in area di rigore e dei tanti goal messi a segno… Noi, dopo una piacevole serata passata con l’attaccante del Vado a parlare di tango, gauchos e delle bellezze naturali della sconfinata terra argentina (senza comunque trascurare Maradona, Messi ed altri assi albicelesti), proviamo a raccontarvi l’uomo Grabinsky, partendo dalle sue origini polacche, chiaramente evidenziate dallo stesso cognome.

Cesar nasce a Tercero, provincia di Cordoba, ai piedi della catena montuosa Sierras Chicas, la città più tecnologica dell’Argentina e si tempra del carattere forte dei suoi abitanti, che è poi quello che gli consentirà, giovanissimo, di vivere l’avventura dell’emigrazione, ripercorrendo a ritroso la rotta dei suoi avi, ma prima si fa strada in patria, arrivando ad esordire, a soli 17 anni, nella Serie A argentina, nel Belgrano di Cordoba: “Momento indimenticabile e grande soddisfazione, che mi aprì le porte per il viaggio in Italia, ingaggiato dal Perugia di Gaucci”.

In effetti in Umbria resta poco, viene girato in prestito al Catania, in Serie C: “Un approccio durissimo quello col calcio italiano, troppo giovane, lontano da casa… devo molto al d.s. Ciccio Graziani (ndr, ex campione del mondo 1982) che mi aiutò ad inserirmi in questo nuovo mondo”.

Fa poi tappa in Toscana, a San Giovanni Valdarno, dove disputa un buon campionato di C2, alle spalle di attaccanti come Ciccio Baiano (ex nazionale italiano) e Davide Moscardelli (attualmente al Chievo Verona), ma nel suo destino c’è la Liguria, prima il Vado Ligure, dove in tre anni di Serie D, segna la bellezza di 50 reti: “Sarò sempre grato al presidente Giovanni Ciarlo, un uomo con grandi valori morali” e poi il Savona, sempre in Serie D, dove – con 18 reti – si mette ulteriormente in mostra, tanto che l’ambizioso team piemontese della Pro Belvedere di Vercelli lo acquista e vince il campionato con i suoi goal. Ma la Liguria chiama ancora ed eccolo di nuovo al Vado di Beppe Maisano, dove nell’ultimo campionato di Eccellenza segna 11 reti, portando la squadra a sfiorare i playoff.

La serata con Grabinsky ha però toccato altri temi… il tango: “Sono un argentino atipico, niente a che vedere col grande tanguero Carlos Gavito, io non sono gran ché come ballerino. Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea fra passo e passo. A me viene più facile inventare in area di rigore!” e poi… Che Guevara: “Ho un suo tatuaggio, ammiro il suo spirito di solidarietà, gli ideali che lo hanno portato a lottare per un mondo migliore”. Non potevamo non toccare il tasto più doloroso per gli argentini… i desaparecidos ed i mondiali della “verguenza” (vergogna) del 1978: “Una tragedia che sento sulla pelle. Mia madre, Mercedes Camilo, cilena, fu costretta all’esilio dal regime militare. Si viveva nel terrore e nella angoscia di dover subire la sorte ingrata toccata a tanti”.

Ricordi duri, cerchiamo di distrarlo tornando a parlare di calcio. Ci racconta del fratello maggiore Cristian Emilio, classe ’80, tutt’ora calciatore della Primera Division, dove gioca nelle fila del Club Atletico San Martin de San Juan, dopo aver militato nel Newell’s Old Boys, Racing Club Avellaneda, Colon de Santa Fe, nell’Afa Larnaca (Cipro) e nei Chicharito Juniors, insomma una carriera d’alto livello.

Poi i ricordi della sua terra lo portano a descriverci alcune meraviglie del suo grande paese, dalla Patagonia alle spettacolari cascate Iguazù, ma anche a spiegarci come si cucina l’asado (carne di manzo alla brace, la cui cottura è praticamente un rito di socializzazione) e come si beve il mate… un binomio che accomuna tutte le classi sociali nel concetto di “disfrutar” (godersi la vita).

Cesar è ormai da dieci anni in Italia, qui ha formato la sua famiglia, con la moglie Luana ed le bellissime figlie Camilla e Charlotte… L’auspicio è di vederlo a lungo raccogliere le soddisfazioni che scaturiscono dai goal segnati, ma anche quelle che danno le piccole gioie giornaliere… l’uomo Grabinsky le merita!

Claudio Nucci

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